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  • Valentina Saracco

VALLE SAGRADO - il tour

Aggiornamento: 2 set 2020

DAY 6 - 16/8 VALLE SAGRADO La mattina successiva, molto presto, sono già di nuovo in strada, valigia alla mano, ad attendere il mio transfer per el Valle Sagrado, ossia un tour molto standard tra Moray, Maras, Písac e Ollantaytambo. La prima tappa in realtà è una cooperativa femminile che vende artigianato locale, dove ci è stato fatto vedere come tessono e colorano a mano i loro bellissimi tessuti. Come sempre avrei fatto volentieri a meno di questa tappa, anche se è stata interessante, perché ti piazzano in sti posti come una pecora in gregge e ti fanno sentire in obbligo a comprare. Cosa che comunque non ho fatto perché avrei potuto giusto permettermi di comprare un calzino. Quindi tempo sprecato, se non per la presenza di un simpaticissimo alpaca con cui ho fatto amicizia.

Seconda tappa è stata Moray, per dare un senso a questo nome: quel posto strano a gradinate concentriche :D Forse avrete visto le foto, forse vi sarete chiesti cosa fosse...forse avrete pensato ad un anfiteatro… ebbene, nulla di tutto questo. Pare invece che gli incas fossero così avanti da aver costruito e conseguentemente usato quel luogo per le sperimentazioni agricole. Questa specifica struttura infatti riparava dal vento, e a seconda dell’altezza a cui si piantavano i semi si poteva trovare una sorta di mini microclima, che permetteva loro di capire quali fossero i luoghi migliori dove poter piantare i loro semini. Per non parlare dell’impianto di irrigazione naturale che c’era alle spalle. Semplicemente geniale.

La seconda tappa della giornata sono state le saline di Maras. Fermata opzionale perché l’ingresso costa altri 10 soles, sul mio bus qualche pazzo non è sceso per vederle. Beh, ve lo dico. Sono un posto PAZZESCO. Penso che pazzesco sia semplicemente la parola più adatta. Questa cosa di avere del sale in mezzo alle montagne non finirà mai di stupirmi. E invece pare che il fiume che scorre tra quei monti, passando all’interno di rocce con una gran quantità di minerali salati, porti poi appunto a poter creare delle piccole saline in questa bellissima valle. L’accesso alle vasche oggi non è più permesso, ma il colpo d’occhio è incredibile, così come vedere i lavoratori immersi nel sale fino alle ginocchia, spostarsi da una pozza all’altra e veder cambiare il colore dell’acqua a seconda del tempo da cui è stata riempita. Più passa il tempo, più l’acqua evapora e quindi il contenuto diventa bianco. Quelle nuove invece sono quasi marroni, perché l’acqua sembra molto fangosa.



Nel tour era poi incluso un pranzo a buffet. L’unico pranzo a buffet come dio comanda di tutti i tour fatti in Perù. Ho mangiato davvero tanto e bene e ho scoperto un sacco di piatti tipici che se no probabilmente non avrei mai assaggiato. La terza tappa del giorno era Ollantaytambo. La cittadina è davvero davvero graziosa. Anche qui il mio povero portafoglio ha iniziato a piangere a causa delle centinaia di bancarelle presenti ma, shopping a parte, ci sono tante piccole viuzze, con un canale scavato in mezzo, da cui passa l’acqua del fiume che scorre proprio alle sue spalle. E’ molto particolare, non avevo mai visto nulla di simile. Il nostro tour non si sofferma sulla cittadina, ma si limita a portarci all’interno del sito archeologico, che comunque è molto bello. Parliamo infatti di rovine inerpicate su una montagna, da cui si gode di una ottima vista sul panorama circostante. Merita sicuramente una visita. Tornando indietro probabilmente passerei una notte a Ollantaytambo, per la sua atmosfera rilassata, i baretti graziosi e il fiume a due passi. Si possono infatti fare interessanti attività acquatiche tipo rafting and co ( ma contando che l’ultima volta che l’ho fatto mi sono slogata la caviglia e poi non ho camminato per un mese, ho pensato che potessi anche rimandarlo a una prossima volta).



Per me invece il motivo per essere ad Ollantaytambo era prendere il treno delle 16 e qualcosa che mi avrebbe portato a aguas-fucking-calientes alias MACHU PICCHU. Il tour ha poi proseguito per Pisac che io non avrei visto mai ( vivendo comunque molto bene lo stesso). Io ho mollato la mia valigia per pochi spiccioli in un bar e ho cazzeggiato per un paio d’ore per la cittadina tra rovine e viuzze. Nel frattempo sì, sono riuscita a perdere il talloncino per recuperare la mia valigia e sì, ho speso 30 euro (che in perù vuol dire tipo tantissimissimo) per un poncho meraviglioso, quanto immettibile al di fuori dei confini peruviani. Se tutto ciò che ruota a Machu Picchu, come arrivarci, costi, tempi etc, non vi è chiaro... potete leggere QUI tutto quello che vi serve sapere!

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