Oman fai da te: itinerario per 10 giorni on the road da Muscat a Salalah
- Valentina Saracco

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 21 min
Se stai cercando un itinerario in Oman che vada oltre il solito triangolo Muscat–deserto–wadi, questo articolo fa per te.
Qui trovi il racconto del nostro Oman fai da te di 12 giorni (se hai solo 10 giorni leggi qui sotto) un vero viaggio on the road che parte dal sud tropicale di Salalah e risale il paese fino a Muscat, passando per spiagge completamente deserte, canyon vertiginosi, wadi nascosti tra le montagne, notti nel deserto e strade panoramiche a picco sull’oceano.
Un itinerario poco battuto (soprattutto nella parte sud), fatto di lunghissime ore passate a guidare tra panorami surreali, dromedari liberi, pozze d’acqua turchese in mezzo alle rocce e tramonti che sembrano irreali.

Qui sotto trovi il percorso giorno per giorno, con tappe reali, distanze, impressioni personali e consigli pratici per organizzarlo in autonomia.
NB: Avendo noi a disposizione meno di 15 giorni, abbiamo optato per affittare un'auto al Nord e una al Sud, spostandoci poi con un volo e un bus notturno da Salalah a Muscat per evitare di fare 9 ore di macchina con pochi punti di interesse intermedi. Avendo due settimane, e pensando magari di pagare un drop off diverso dal pick up, potreste pensare di guidare da nord a sud senza che sia eccessivamente stressante. Se invece avete solo 10 giorni a disposizione vi basterà condensare i giorni al sud da 4 a 3 e togliere un giorno a Muscat. E' fattibile!
ITINERARIO
INFORMAZIONI PRATICHE
Giorno 1: Fayazah Beach, Jabal Shat e Mughsail beach
3h30 di auto: clicca qui per il percorso
Arriviamo a Muscat all’alba e prendiamo subito un volo interno per Salalah (circa 90€ con bagaglio). Verso le 10.30 ritiriamo il nostro bolide (con upgrade) e partiamo in direzione sud. In primis ci fermiamo alla spiaggia di Mughsail Beach: una lunghissima distesa di sabbia bianca totalmente deserta, dove, appena appoggiamo il piede tra dromedari liberi e 4X4 sulla battigia ci salutano un gruppo di delfini che saltano felici a pochi metri da riva.

Decidiamo di non fermarci troppo e andiamo avanti verso lo Jabal Shat view point che ad un primo momento sembra chiuso per ristrutturazione, poi timidamente andiamo oltre i cartelli e capiamo che tutti avevano sorpassato il cantiere e che il view point in realtà era libero. Purtroppo la giornata non era delle più limpide, ma la vista sulle scogliere resta splendida.

Ultima tappa della giornata Fayazah Beach: una serie di spiaggette molto belle, incastonate tra le montagne, con una strada sterrata e in discesa per raggiungerle (onestamente niente di infattibile anche per una macchina un po’ alta anche se non 4x4). A quel punto, stremati dal viaggio di andata, siamo tornati a “casa”: abbiamo preso un monolocale delizioso vista mare a Taqah, 20 min da Salalah, che onestamente come città non ha davvero molto da offrire, quindi sono contenta della nostra scelta. Inoltre letteralmente sotto casa avevamo un ristorante local coi tavoli in spiaggia dove avremmo cenato tutte le sere e dove non siamo mai riusciti a spendere più di 5€ a testa per cenare.
Giorno 2: Wadi Darbat - Mirbat - Jabal Samhan
Oggi giorno dedicato al Wadi Darbat.
Apriamo una parentesi: il sud è famoso per il monsone che in estate rende completamente verde tutta questa parte, facendola assomigliare in tutto e per tutto all’Irlanda più che all’Oman. Tutti gli onaniti durati le soffocanti estati ai spostano al sud per un po’ di sana pioggia, nebbia e refrigerio (contenti loro).
In pratica noi siamo andati completamente fuori stagione, il che ha fatto sì che non abbiamo visto nulla di cascate e simili ma, lato super positivo, eravamo (e non sto esagerando) praticamente gli unici turisti ovunque fossimo andati.

Dunque, il Wadi darbat dovrebbe essere uno di quelli con più acqua anche durante la stagione secca, la verità è che di acqua non ce n’era nemmeno un po’, se non qualche rigolo nel fiume, che abbiamo comunque risalito per una piacevolissima passeggiata tra aironi e dromedari; acqua che oggettivamente, dove c’era, era di una trasparenza invidiabile. Si vedeva però che c’erano tutte le strutture atte ad ospitare orde di turisti (stand, barchette, pedalò etc) ma era come andare a Rimini a gennaio. Finita questa esplorazione andiamo a Mirbat, facciamo due passi al porto e pranziamo in un ottimo ristorante di pesce sulla spiaggia, davvero meritevole, dove non ci facciamo scappare un bagnetto. Finiamo la giornata visitando il jabal samhan view point, un tramonto spettacolare dalle vette della montagna che si affaccia sull’oceano. Una tappa sicuramente da non perdere se vi piacciono i panorami, tra l'altro la strada per raggiungerla è semplice e asfaltata! Cerchiamo di capire dove altro possiamo cenare la ma verità è che, tolti i luoghi super turistici, la possibilità di mangiare in un posto “carino” è quasi zero, qui va tantissimo fast food o comunque il take away, quindi non aspettatevi ristoranti fancy al di fuori degli alberghi per occidentali.

Giorno 3: da Salalah a Khor Senaq
4h20 di guida
Dopo una piacevolissima passeggiata sulla spiaggia di Taqah, tra le jeep e le reti dei pescatori, proseguiamo verso nord. Se mi doveste chiedere esattamente cosa abbiamo visto in questa giornata non saprei cosa rispondere se non “panorami mozzafiato”. La strada che porta fino a Hasik è semplicemente stupenda e incredibilmente varia, si passa attraverso deserti rossi rocciosi, da strapiombi sul mare, tra falesie di roccia bianche e canyon color sabbia. Il tutto con l’oceano sempre alla vostra destra.

Il nostro tour è finito a khor senaq, un Wadi che si getta nel mare con una avventurosa passeggiata sulle rocce per arrivare fino in spiaggia. Le luci del tramonto e gli immancabili dromedari liberi sono stati un plus. Bellissima la sand dune at fushi beach, dove ci siamo fermati per una passeggiata (volevamo fare il bagno ma le onde erano troppo grosse e l'ingresso in acqua presentava degli scogli). Nota di colore: niente pranzo oggi, trovare un ristorante all'orario giusto non è stato così facile.

Giorno 4: il relitto e Mughsail cave
3h di guida
L’ultimo giorno al sud inizia con una bella guidata in spiaggia subito prima di entrare a Salalah, che superiamo per arrivare alla nostra vera meta: il relitto della cargo incagliatasi nelle scogliere vicino a Salalah nel 2018.
Premessa: potete visitare questo luogo anche con un’utilitaria, ma dovrete camminare un bel po', detto ciò è un panorama così spettacolare che camminare su scogliere vista oceano, dromedari liberi e infinite distese di prati gialli, vi piacerà.
Se avete un 4X4 potete arrivare direttamente lì sopra, la strada in vetta è assolutamente ok, ma c’è una salita parecchio brutta e rocciosa che potrebbe essere il vostro punto di arrivo, per poi camminare una mezz’oretta.
Se vi piace guidare e vi piacciono i panorami, questo posto è il paradiso, in quale altro luogo al mondo potete guidare su scogliere a picco sul mare?
Abbandonata questa tappa che ho davvero amato (sì, bello il relitto, ma la strada è stato il vero must) abbiamo fatto un ultimo salto in spiaggia a Mughsail, inclusa grotta e famosi soffioni che però in questa stagione sono praticamente inattivi. Ore 19 inizia il vero viaggio: c’è un night bus che porta da Salalah a Muscat in SOLE 12 ore… e che fai, te ne privi? Costo: meno di 18€ vs 90€ dell’aereo. Allora, non era un night bus come quelli sudamericani a livello di comfort, ma devo dire che alla fine io ho dormito 7h e non mi posso lamentare. Il bus fa svariate fermate fino a mezzanotte circa e poi tira dritto nel deserto fino alla mattina dopo. Poteva essere molto peggio.
Giorno 5: la grande moschea di Muscat e Muthara
Una volta arrivati a Muscat andiamo al porto perché l’idea era quella di andare subito a fare il tour alle famosissime Dyanmyat Islands, ma visto che siamo fortunelli è arrivata una sorta di tempesta di sabbia e ci hanno cancellato il tour, per cui ripieghiamo sulla Grande Moschea del Sultano Qaboos (oggettivamente molto bella) e Muthara, per un pranzo di pesce e una passeggiata lungo mare tra i forti (il tutto con il loro uber locale perché non avevamo prenotato la macchina per quel giorno).
Onestamente mi aspettavo una Muscat diversa, la città è estremamente lunga e stretta, attraversarla richiede molto tempo e, quantomeno durante il giorno, il “centro” non offre granché, mentre la sera il souq si anima di vita.
Una cosa che colpisce subito, soprattutto arrivando da altre destinazioni mediorientali, è l’assenza totale di grattacieli. Né a Salalah né a Muscat troverai skyline futuristici o torri di vetro: le città si sviluppano basse, orizzontali, con edifici raramente più alti di pochi piani. È una scelta precisa, voluta, che rende tutto molto più umano e armonioso con il paesaggio. Il risultato è un paese che non cerca di impressionare con l’altezza, ma con lo spazio: cielo enorme, strade larghe, montagne, oceano e una sensazione costante di respiro.

Stravolti dal viaggio mangiamo al volo nel ristorante turco sotto casa e andiamo a dormire in un hotel bruttino di fianco all aeroporto, oggettivamente l’unico discutibile di tutta la vacanza; la mattina seguente sarebbero arrivati i rinforzi.
Giorno 6: Bimmah Sinkhole, Wadi Shab, Wadi Tiwi
Appena recuperati gli altri due amici, arrivati in aeroporto con lo stesso volo infame con cui siamo arrivati noi alle 5 del mattino, andiamo direttissimi al Bimmah Sinkhole con un nuovo bolide affittato in aeroporto a Muscat.
Il Bimmah Sinkhole sembra una piscina naturale piazzata lì per caso: una voragine circolare color turchese in mezzo al deserto, nata dal crollo della roccia calcarea (non da un meteorite, anche se la leggenda locale dice il contrario). L’acqua è un mix di dolce e salata, sempre fresca, ed è uno di quei posti perfetti per una sosta breve ma scenografica lungo la costa. L'ingresso gratuito e volendo si può fare il bagno (ma mi sono limitata a pucciarci i piedi). Non l'ho trovata incredibile, ma sarà sicuramente di passaggio se proseguite verso est, quindi merita una breve sosta. Adorabili le caprette del parcheggio. Seconda tappa imperdibile: il Wadi Shab.
Per chi non lo sapesse i wadi sono letti di fiumi stagionali che si trasformano in canyon di roccia con pozze d’acqua color smeraldo nascoste tra le montagne. In Oman sono vere oasi naturali: si cammina, si nuota, si esplora…
Essendo imperdibile purtroppo era pieno di turisti, ma ne vale comunque la pena, l'arrivo fino alla cascata dopo l’ultima “grotta” in cui si passa a pelo con la testa tra le rocce è comunque estremamente affascinante. Per arrivare si prendono 2€ di barchetta che in 30 secondi vi avrà traghettato all inizio del sentiero (circa 30/40 min a piedi).
Bello, pieno di italiani da far schifo, ma bello.
Verso pranzo torniamo alla macchina, cerchiamo disperatamente del cibo che non troviamo e decidiamo di andare al Wadi Tiwi, vicinissimo, ma molto meno turistico perché per arrivarci serve un 4x4 e un po’ di abilità (nel caso ci sono anche dei driver a inizio strada che vi proporranno di andare con loro, chiaramente a pagamento). Dopo un buon 20 minuti di strada impervia (asfaltata, ma estremamente in pendenza) ci fermiamo ad un parcheggio che pensiamo essere quello d’arrivo, ma scopriamo solo dopo non esserlo. Dopo aver sbagliato sentiero quattro volte un local ci dice di seguirlo e ci porta camminando lungo ai canali di irrigazione tipici omaniti, fino ad una pozzetta (che non è quella definitiva) ma è comunque molto bella, ed è assurdo pensare che in mezzo a tante rocce desertiche si nasconda dell’acqua. Diamo una piccola mancia all’amico che ci ha aiutato e andiamo verso Sur, dove avevamo preso l’hotel (molto figo). Troviamo un ristorantino grazioso (difficilissimo in Oman), Sahari Restaurant, in cui fare il “cenone di capodanno” con un pesciazzo importante e quindi siamo felici. Alcol zero, nada, nisba, impossibile. Brindiamo con un Lemon Mint e andiamo a casina subito dopo la mezzanotte, mentre all'Hilton davanti a noi si stava consumando una festa con djset e probabilmente un po' di alcol border line con la legalità, ma non avevamo voglia di dargli 40€ per l'ingresso, drink a parte.
Giorno 7: Wadi Bani Kalid e deserto
3h di auto Dopo una colazione attesa in eterno a Sur (la spiaggia è carina, ma il bikini qui è vietato) ci mettiamo un moto verso un'altra tappa: il Wadi Bani kalid. Che purtroppo ha lo stesso problema del precedente: è impestato di gente, fortunatamente, essendo noi disperatamente in ritardo sulla tabella di marcia, siamo praticamente arrivati quando tutti stavano andando via. Il Wadi è più corto, ma l'acqua tiepida e l’insenatura nella roccia in cui si crea sono molto affascinanti. Bagnetto volante e poi direzione deserto, dove dovevamo arrivare entro le 17 per poter giungere a destinazione con la luce e goderci il tramonto. La nostra tenda era molto carina, spaziosa e pulitissima, di fatto la camera costava praticamente il doppio di tutte le altre prenotate ad ora, quindi bene così. Eravamo in una posizione abbastanza isolata, per cui era molto piacevole stare in mezzo alle dune senza vedere altre tracce umane. Purtroppo non si può dire altrettanto del silenzio, abbiamo infatti scoperto che il weekend vengono tutti gli zarri da Muscat a fare i rally sulle dune. Ceniamo (cena un po’ discutibile, per non parlare della versione vegetariana che consisteva in un cetriolo tagliato a rondelle) vicino al fuoco, qualche gioco da tavolo e infiniti tè che fanno alzare l'indice glicemico e poi nanna.
Giorno 8: dal deserto a Nizwa
Ci svegliamo con calma, e scopriamo che quel giorno non si sarebbero organizzate attività nel deserto (cioè sicuramente chiedendo in giro si poteva organizzare, ma il nostro camp non ne organizzava). Così prendiamo l’auto e andiamo verso Nizwa, un piccolo gioiellino color terracotta, patria di ceramiche e fortezze. Davvero graziosa e piena di ristorantini meritevoli, se non che, per il pranzo, abbiamo aspettato più di un’ora un roll di pollo, ma purtroppo è abbastanza la norma in Oman. A Nizwa c’è un souq molto atipico, pulitissimo e silenzioso e poco più, sono davvero 4 vie, ma vale la pena restarci, anche in ottica di visitare le vicine montagne. Dopo pranzo visitiamo il Nizwa Fort (6€) bello e interessante e verso sera ci facciamo una cenetta su una terrazza niente male.
Giorno 9: Batlha Fort e Balcony Walk
La mattina seguente andiamo a vistare il Batlha Fort, una bellissima cittadella fortificata per poi spostarci a Jabel Shams, con una lunga strada in montagna.
La strada è bella e percorribile anche con una berlina fini agli ultimi chilometri, dove invece avere un 4x4 è incredibilmente consigliato.

Prima di arrivare a destinazione ci fermiamo a Misfah al Abriyyin, un minuscolo villaggio di montagna famoso per i terrazzamenti verdi e il sistema di irrigazione tradizionale aflaj: un’oasi sospesa tra le rocce, dove si passeggia tra palmeti, case in fango e vicoli silenziosi.
Noi ci siamo stati pochissimo, ma avendo il tempo ci sono dei bellissimi trekking/passeggiata che si possono fare e portano fino a fondo valle.
Siamo qui per una sola ragione: il balcony walk.
Un trekking, ma che assomiglia parecchio a una passeggiata, con 3/400 metri di dislivello che segue un vecchio sentiero per gli asini scavato nella montagna a picco nel canyon.
Non dà quasi mai la sensazione di vertigine in realtà perché il sentiero è abbastanza ampio, ma vederlo da sotto vi farà capire l’assurdità di questa strada.

Parere non richiesto: carino ma non imperdibile, un po’ monotono sole lunghe, il paesaggio non cambia praticamente mai. Fatelo solo se avete tempo.
Finita la passeggiata andiamo a prendere possesso della casetta, che aveva un enorme giardino e un bbq, non essendoci ristoranti in zona decidiamo di mangiare in casa, anzi in giardino, accendendo però un grande fuoco per scaldarci (la sera può essere parecchio freschino), così siamo andati a rubare tutti i pezzi di legno che potevamo dai dintorni e abbiamo giocato agli scout sotto ad un bellissimo cielo stellato.
Giorno 10: una piscina in una grotta
Obiettivo: tornare a Muscat, ma come? Volevamo evitare di rifare la stessa strada identica dell’andata, ma i ragazzi guidatori non se la sentivano di fare la famosa strada che passa per lo Snake Canyon perché sembrava essere molto lunga e impegnativa, nonostante il nostro 4x4 fosse una bestia (solo per guidatori esperti)! Così, random, il giorno prima incontriamo in un bar una guida che ci fa vedere delle foto (pazzesche!) di un posto dove avrebbe potuto portarci e che poteva essere una buona alternativa a quella strada così impervia che qualcuno aveva addirittura chiamato "la strada più difficile dell'Oman". Detto fatto accettiamo. Posso dire i 30€ meglio spesi in Oman? Dopo il ritrovo in un parcheggio ci hanno portati con delle macchinone incredibili a risalire il letto del fiume che passa esattamente nel canyon sotto a Jabel Shams. Dopo una colazione WOW preparata con amore dalla moglie della nostra guida, arriviamo alla fine della strada percorribile, dove inizia un piccolo trekking di circa mezz’ora. Alert: non adatto a chi soffre di vertigini, alcune pezzi sono molto esposti ed include parti con staffe e catene in metallo. Io vi ho avvisati. Sappiate che due giorni prima era morta una signora scivolando proprio su quel sentiero, tutto vero, ho visto le notizie sul giornale. Questo vuol dire che è infattibile? No, però con una guida è sicuramente meglio.
Il punto d’arrivo era il vero motivo della gita: una piscina scavata in una grotta.
Cioè, potevo forse farmela sfuggire? No di certo.
E vi dico la verità é stata forse una delle esperienze più fighe dell’Oman, sicuramente la più figa del nord perché fortunatamente non (ancora) turistica. Noi eravamo da soli, è stato davvero magico.
Ovviamente non potevo esimermi dal fare il bagno, ma lo ammetto: l’acqua era ghiacciata! Però esperienza stupenda che non posso che consigliare.
Sappiate che potete trovare questa esperienza pazzesca anche su get your guide, cliccando QUI Come già detto consiglio di farlo con una guida, se proprio non volete fatelo solo se siete abituati ai percorsi EE in montagna o può essere davvero rischioso. Se non avete un 4x4 e vi piace camminare potete arrivarci serenamente a piedi, sono 7km in piano nella gola di Jabel shams, super suggestivo! Finito il tour ci fermiamo a mangiare in un ristorante jemenita molto buono e poi ci rimettiamo in auto, arrivando a Muscat per cena.
Giorno 11: Qantab beach e Bandar Al Khairan.
Abbiamo deciso di non stare a Muscat centro (che poi non esiste) ma di prendere casa a Qantab, una spiaggetta molto carina famosa principalmente per la bioluminescenza (che noi non abbiamo visto però, ci vuole un po’ di fortuna, condizioni meteo perfette, no luna, mare calmo e...culo l'ho già detto?).
Quindi la mattina ci piazziamo un po’ in spiaggia e contrattiamo per 35€ a testa un pescatore che ci porta a fare snorkeling in uno "spot wow" a suo dire.
Tutto bellissimo se non fosse che lo "spot wow" fosse quella che avevamo pensato come seconda tappa della giornata, quindi avremmo sicuramente potuto andarci direttamente da lì spendendo molto meno ed evitandoci 30 minuti all’andata e al ritorno di cavalloni con incassamento vertebre!
Ciò detto, il fondale era bello ed era PIENO di tartarughe, ma tipo 10 tutte insieme, oltre a molti altri pesci tropicali. Ne è valsa la pena, ma tornando indietro chiederei solo di fare un giro in barca nelle calette vicine (ci sono svariate spiagge in cui si arriva solo in barca) per poi andare a fare snorkeling direttamente da Bandar Al Khairan. Aggiungiamo anche che non faceva così caldo da avere piacere solo nello stare in bikini a prendere il sole, per cui comunque aver fatto delle attività è stato un plus.
Nel pomeriggio siamo andati a vedere la spiaggia di Sifah, bella, ma non era fruibile visto il vento freddo e poi ci siamo goduti Bandar Al Khairan dall’altro, solo per il panorama, ormai era tardi per l'accesso alla spiaggia.

La sera ci siamo concessi una cena in un posto molto carino a Mutrah: Bait Al Luban, lo consiglio! Il cibo era davvero delizioso, oltre che tipico, il servizio ottimo e l'ambiente molto curato (si mangia per terra, preparatevi).
Ma prima abbiamo fatto una super esperienza (che però dubito potrete replicare): la Muscat night! Le Muscat Nights sono eventi serali all’aperto che animano Muscat con spettacoli di musica dal vivo, artisti di strada (tantissimi), luci, droni e giochi d’acqua: un mix di intrattenimento locale e performance moderne. Insomma, 2€ per chilometri di parco a tema. Trashata irrinunciabile, e poi eravamo praticamente gli unici turisti, è stato un vero tuffo nell'Oman contemporaneo.
Giorno 12: dyanyamatt island, Ain Al Thawarahl e Muscat
L'ultimo giorno riusciamo finalmente a fare questo benedetto tour alle dyanyamatt island.
Partiamo da Seeb che ci mette un po’ meno e costa un pelino meno, pochi spicci, ma ci sarebbe stato comodo per il dopo. Ci sono molte compagnie che operano questa tratta e offrono davvero praticamente la stessa cosa agli stessi prezzi, potete prenotare direttamente da get your guide QUI per non rischiare di rimanere senza tour nei periodi di maggiore affluenza. Una volta arrivati in prossimità delle isole veniamo lanciati in uno spot snorkeling molto bello, anche qui pesci tropicali, tartarughe come se piovesse, pesci trombetta, calamari e polpi.
Una seconda pausa è stata fatta su una spiaggia (no fondale) molto bella devo dire, ma anche molto affollata. L’esperienza per me è stata positiva ma un po’ troppo breve, sarei stata volentieri anche una parte di pomeriggio (esistono alcuni - pochi - tour che lo propongono, ma la norma è o mattina o pomeriggio)
Tornati alla base facciamo due passi a Seeb e poi ci dirigiamo verso Ain Al Thawarahl, una cascatella con acqua termale caldina piena zeppa di pesciolini che ti fanno la pedicure.
Sono stata redarguita perché apparentemente non si può fare il bagno durante il giorno, (ma la notte sì), eppure c’erano altri che si stavano facendo il bagno, più probabilmente il problema era che ero in costume, ma non avevo visto divieti in giro. Ad ogni modo se ci passate è molto carino e molto local, forse potete evitare di venirci apposta, ma di passaggio vale sicuramente una tappa, insieme alla vicina fortezza di Nakhal.
Una volta tornati a Muscat decidiamo di tornare alla Sultan Qaboos Grand Mosque, perché Giulia e Lorenzo non l’avevano ancora vista.
Beh, ci proviamo… ma la moschea è chiusa.
Sapevamo che l’accesso agli interni è consentito solo fino alle 11 del mattino, ma online sembrava che almeno il giardino esterno fosse visitabile anche nel pomeriggio. Spoiler: non lo era.
Mentre siamo lì un po’ spaesati, incontriamo una volontaria adorabile che si offre di provare a convincere la guardia a farci entrare almeno per una rapida occhiata. Missione fallita.
A quel punto ci invita a bere un caffè — e ovviamente accettiamo.
Ci ritroviamo così in quella che credo fosse una sorta di sala informativa, dove un’altra signora molto gentile si offre di rispondere a tutte le nostre curiosità sull’Islam. Restiamo lì più di mezz’ora a parlare di religione, cultura, vita quotidiana e anche di temi più delicati, come il ruolo della donna. Una conversazione davvero interessante, rispettosa, aperta. Ne usciamo con una sensazione decisamente più positiva di quella con cui eravamo entrati.
Peccato che sia durata pochissimo.
Appena fuori, Giulia chiede alla guardia se può semplicemente affacciarsi per fare una foto. La risposta è no. Motivo: è donna.Nota: eravamo nell’ingresso riservato alle donne.
Ma subito dopo la stessa guardia fa entrare Lorenzo — con il telefono di Giulia in mano — dicendogli di farsi un giro dentro così “puoi fare le foto e poi gliele fai vedere”.
E niente.
Non mi convertirò all’Islam nemmeno questa volta.
Il nostro viaggio si chiude con una cena nel ristorante probabilmente più famoso dell’Oman: il Rozna Restaurant.
Esteticamente è davvero scenografico, quasi teatrale: grandi spazi, architettura tradizionale, atmosfera suggestiva. Sulla carta promette benissimo. Il cibo è stato discreto — non cattivo, sia chiaro, ma nemmeno memorabile.
Il vero tasto dolente, purtroppo, è stato il servizio.
Siamo arrivati dopo le 21, con prenotazione, ma il ristorante era già strapieno. Talmente pieno da aver evidentemente finito bicchieri e posate in metallo: ci sono stati serviti quelli di plastica. L’attesa per il cibo è stata lunghissima e intercettare un cameriere sembrava ogni volta un piccolo miracolo logistico.
Mi dispiace dirlo, ma per noi è stato un no. Forse in altri orari, o in una serata meno affollata, l’esperienza sarebbe stata diversa — ma così è andata.

Quando andare in Oman
L’Oman si può visitare tutto l’anno, ma il periodo migliore per un on the road resta tra novembre e marzo, quando le temperature sono più gestibili soprattutto nel nord e nel deserto. Il sud (zona di Salalah) ha un clima completamente a parte: in estate arriva il monsone (khareef), che rende tutto verde ma attira molto (moltissimo) turismo locale. Se vi piace la pioggia e il mood scozia andate tra luglio ed agosto al Sud (rischiando di morire di caldo al nord), altrimenti dicono che settembre sia il mese migliore perché c'è il sole ma i corsi d'acqua sono ancora pieni. Noi siamo andati fuori stagione: niente paesaggi “irlandesi”, ma pochissima gente e una sensazione di libertà totale, per quanto mi riguarda, super approvato!
Serve davvero il 4x4 in un viaggio in Oman fai da te?
Dipende da quanto vuoi esplorare.
Con una berlina puoi raggiungere tranquillamente città principali, wadi più famosi e spiagge accessibili. Il 4x4 diventa molto utile (a volte fondamentale) se vuoi:
– guidare nel deserto (ma puoi serenamente farti venire a prendere e riportare dal camp per una ventina di euro)
– arrivare a spiagge isolate come Fayazah (sni, avendola fatta, ti dico che basta un suv un po' alto, è uno sterrato molto gestibile)
– salire a Jebel Shams (non sei obbligato per legge, ma ho visto nel tratto finale alcune berline in seria difficoltà, in questo caso ti consiglio di contrattare un driver locale).
– raggiungere viewpoint o wadi meno turistici (tipo il wadi tiwi, ma anche qui c'erano dei driver)
– esplorare le scogliere nel sud in libertà
Se ami guidare e uscire dalle rotte classiche, il 4x4 vale assolutamente la spesa extra, se invece pensi di attenerti ad un percorso classico...onestamente? Lascia stare, prendi un'auto classica e risparmierai tantissimi soldi. Tieni conto che le strade asfaltate in Oman sono strade di tutto rispetto, con un manto stradale ben migliore nel nostro e dei limiti di velocità piuttosto rigidi.
Come muoversi in Oman: bus, aerei e auto
Noi abbiamo combinato:
– volo interno – 2 auto a noleggio – night bus – qualche barca per snorkeling
Per andare da Nord a Sud (o viceversa hai 3 opzioni, forse 4):
prendere un volo interno, in alta stagione non economico, con il bagaglio che abbiamo dovuto prendere per forza erano quasi 100€ per una tratta
Il night bus da Salalah a Muscat è lungo (12 ore), ma economico e fattibile se non sei troppo delicato sul comfort del sonno ( circa 16€)
guidare, facendo almeno una tappa intermedia (sono circa 10h di guida la strada che attraversa il deserto e 13 la costiera, sicuramente più bella). A quel punto scegliere voi se fare A/R in auto, ma dovete avere molti giorni a disposizione o se richiedere un drop off in una città diversa dal pick up.
Quanto costa viaggiare in Oman?
Onestamente? Molto più economico di quanto pensassi
Indicativamente:
– auto: prezzi onesti se si prende una berlina, con il 4x4 invece cambia tutto, noi abbiamo speso circa 800€ per 7 giorni, ed era il 4x4 più scrauso di tutti. Essendo in 4 abbiamo deciso di poter fare questa spesa, forse se fossimo stati solo in due avremmo rivalutato l'idea berlina.
– benzina: molto economica, MOLTO 50-60 centesimi di euro al litro
– cibo local: spesso sotto i 3–7€ a persona, mangiare nei ristoranti loro è davvero davvero economico, ma anche quelli più turistici comunque hanno prezzi abbordabili
– alloggi: grande varietà, dagli appartamenti economici agli hotel più luxury, noi siamo riusciti a dormire sempre con una media di meno di 30€ a notte (escluso il deserto che costa di più)
– attività: snorkeling, wadi e spiagge spesso gratuiti, le escursioni sono sicuramente la cosa più cara, come la gita di mezza giornata di snorkeling che costa sui 60/70€ a testa.
Dormire: hotel, appartamenti o camp?
Noi abbiamo alternato:
– appartamenti vista mare – hotel – tenda nel deserto (che per assurdo è stata l'esperienza più cara)
Gli appartamenti sono spesso il miglior compromesso qualità/prezzo. Nel deserto i camp variano tantissimo: alcuni sono molto semplici, altri super curati. Se puoi, leggiti bene le recensioni prima di prenotare.
Qui potete dare un'occhiata alle varie offerte
La cosa meravigliosa dell'Oman è che il campeggio libero è permesso praticamente ovunque. L'unico problemino è che se volete fare campeggio libero con un 4x4 e tenda sul tetto a noi hanno chiesto cifre abbastanza folli, tipo 130€ al giorno, cifra con cui potevo permettermi un'auto e un appartamento semi lussuoso. Certo nulla di vieta di imbarcare una tenda Decatlhon, affittare una berlina e farvi l'Oman veramente ma veramente ma veramente low cost.
Cibo, alcol e ristoranti
Si mangia bene spendendo poco, soprattutto nei ristoranti locali. Molto diffusi takeaway e fast food, vedrete un sacco di macchine accostarsi a un ristorante, suonare il clacson e aspettare che il cibo gli venga portato direttamente al finestrino. Sono meno comuni i ristoranti “carini” fuori dalle zone turistiche, non hanno molto il senso del "bello" quando si tratta di ristoranti, mentre vi sarà molto più facile trovare caffetterie fancy.
NB: L’alcol è limitato ai locali autorizzati (hotel di lusso e pochissimi ristoranti), fate pace con la cosa, e se prorpio volete dell'alcol compratelo al duty free all'arrivo. Noi abbiamo brindato spesso con lemon & mint fingendo che fosse un mojito. Anche se, lo ammetto, un bicchierino di vino bianco al tramonto, ci sarebbe stato proprio bene a volte...
Abbigliamento e rispetto culturale
Niente di estremo, ma è bene coprire spalle e ginocchia nei luoghi pubblici. Ad eccezione delle grande moschea dove il dress code è molto rigido (mi volevano far comprare dei pantaloni perché la mia gonna lunga fino ai piedi poteva spostarsi con il vento... ... ...)
In spiaggia dipende molto dalla zona: al sud è tutto più selvaggio quindi nessuno vi dirà nulla se state in costume, ma nei wadi turistici meglio evitare bikini troppo minimal. Comunque leggete sempre i cartelli, normalmente quando è vietato il costume è segnalato.
L'Oman è sicuro?
Onestamente: uno dei paesi più sicuri in cui sia mai stata.
Puoi guidare per ore senza incontrare nessuno, lasciare cose in auto senza paranoie e muoverti tranquillamente anche la sera. Le persone sono gentili, rispettose e sempre pronte ad aiutare. Davvero non saprei nominare uno stato più sicuro di questo. Sarebbe anche molto adatto ai solo traveller a livello di sicurezza, ma purtroppo non è altrettanto attrezzato come ostelli e spostamenti in autobus.
SIM e internet in Oman
Avere internte oggi giorno si sa, è fondamentale per mappe e navigazione. Se avete tempo e non arrivate in orari strani potete comprarla in aeroporto, mi pare sui 25€ per 10 giga, se invece non avete bisogno di una grande quantità di dati potete fare l'e-sim già dall'Italia.
Se non avete mai usato airalo, avete diritto a 3€ di sconto se usate questo codice: VALENT2308
Conclusione finale
L’Oman non è stato un viaggio sconvolgente, di quelli che ti ribaltano la vita. Ma è stato un viaggio sorprendente, molto più vario di come me lo immaginavo.
Un paese vasto, silenzioso, estremamente ordinato, con persone gentilissime e una sensazione costante di sicurezza — probabilmente il posto più sicuro in cui mi sia mai sentita. Ancora relativamente poco turistico, autentico senza essere finto, semplice senza essere banale.
Se ti piacciono gli spazi enormi, le strade panoramiche, l’idea di guidare per ore senza incontrare quasi nessuno e la sensazione di essere lontano da tutto, allora sì: l’Oman è decisamente figo.
E lo consiglio.E non dimenticate che il camping libero è concesso (e praticato) praticamente ovunque.

_edited.jpg)


























































Commenti