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  • Valentina Saracco

Guadalupa: cosa vedere in 10 giorni in un paradiso tropicale "europeo"

Aggiornamento: 5 mar 2022

Guadalupa è un vero paradiso in terra e, in periodo di Covid, anche una delle poche mete «extra europee» raggiungibili senza quarantene e problematiche varie. Di come organizzare un viaggio perfetto in questa bellissima isola (tra voli, hotel, test, plf, valigia etc) ve ne parlo in un altro articolo. Qui mi limiterò a riportarvi il mio itinerario di 10 giorni alla scoperta di questa isola meravigliosa.

Alcune premesse sono però d'obbligo:


  • Guadalupa ha molto, moltissimo da offrire al di là del mare.

Se siete degli animali da spiaggia e noce di cocco, probabilmente il mio itinerario vi sembrerà folle, e vi converrà limitarvi a leggere l'articolo sulle più belle spiagge dell'isola. Io, che non riesco a stare ferma per più di due ore, ho programmato di girare l'isola in lungo e in largo, cosa che vi consiglio di cuore, ma ovviamente non siete obbligati. Anche il relax è contemplato :)


  • Guadalupa è grande.

Probabilmente più di quanto non sembri dalla mappa. Le strade sono ottime, ma comunque i tempi per gli spostamenti sono abbastanza lunghi. Noi abbiamo deciso di fare 3 notti in 3 alberghi diversi, per poter visitare meglio tutta l'isola, ed è una modalità che consiglio.


  • I mezzi di trasporto sono davvero minimi.

Per la serie "ma 'ndo vai, se una macchina nun ce l'hai". Per seguire l'itinerario da me descritto avrete indubbiamente bisogno di un‘auto a noleggio.

GIORNO 1 - Arrivo a Point-a-Pitre 5/01/22


Il primo giorno è stato un non-giorno, nel senso che siamo arrivati alle 18.30 ed era già buio pesto. Il tempo di recuperare la macchina, arrivare a casa, ed era ora di andare a nanna dopo un volo diurno ETERNO. Non tanto per le 8 ore a cui aggiungere l'ora e mezza per Parigi e le 3 di Scalo in aeroporto…, ma principalmente perché il simpaticone che avevo davanti ha tenuto il sedile sdraiato per l’intera durata del volo, pasti compresi. E i voli Airfrance vi assicuro che non sono così spaziosi, per poco non mi facevo venire un attacco di claustrofobia dopo la settima ora consecutiva.

Ma tutto è bene quel che finisce bene, siamo arrivati e ci sono 25 gradi notturni.

La vita ci sorride.




GIORNO 2 - Grand Terre Sud 6/01/22


Complice il jet-lag e la mia impazienza, ci svegliamo prestissimo e ci buttiamo subito su quella che dicono essere la spiaggia più bella di tutta l’isola: plage de la Caravelle.

Sarò sincera, bella è bella, ma forse mi aspettavo qualcosina di più. Le dimensioni sono piuttosto ridotte e la gente non è poca. Inizio quindi a comprendere che il mare non sarà la cosa più bella che Guadalupa ha da offrire.




Verso le 11, quando la spiaggia inizia ad affollarsi ci spostiamo nella spiaggia vicina: Saint Anne. Avendo qui invece zero aspettative ne sono rimasta estremamente colpita.

Oltre alle acque cristalline, ci sono svariati barettini sulla spiaggia e qualche mercatino in “paese”. Ecco, quando dico paese non immaginatevi davvero dei centri abitati, perché ad eccezione di un paio, si tratta di poche decine di casette senza un centro, un mercato o nulla che li possa caratterizzare come paese, se non un nome proprio.



Dopo un poulet grillé (uno dei 3 piatti tipici sempre a disposizione) nel pomeriggio ci spostiamo a Bois Jolan, a mio parere la più bella spiaggia di tutta l’isola. Per quanto poco profonda, è molto lunga ed evita che si affollino troppe persone. L’acqua è incredibilmente trasparente e non mancano le palme in riva al mare.



Per concludere la giornata siamo andati a Pointe des Chateaux, la punta più a destra dell’isola.

Anche qui, con zero aspettative mi sono in realtà trovata davanti ad un inaspettato spettacolo nella natura. Una serie di spiagge riparate dal vento con acque calme, che dall’altro lato vengono brutalmente colpite dalle onde dell’oceano, come a La douche, dove ogni onda crea una sorta di “geyser” marino infracicando chi ci passa davanti.


Nella punta estrema dell’isola si trova anche una collinetta con una grande croce da cui godere il panorama, e che fai, vuoi non salirci?

Sono 15 minuti di gradini molto ben investiti!

Da qui si vedono perfettamente i faraglioni e le saline in lontananza, all’ora del tramonto poi, è un vero spettacolo.





Una volta salutato il sole decidiamo di fermarci a Saint François, che dicono essere uno dei punti più turistici dell’isola. Ora, secondo me a Guadalupa bisognerebbe un attimo rivedere il concetto di “turistico”. Anche qui, se sperate di trovare un centro urbano con negozietti di souvenir e ristorantini uno in fila all’altro scordatevelo, per lo meno la sera. Noi abbiamo trovato solo due ristoranti veramente carini con terrazza sul mare, che però risultavano completi, quindi abbiamo ripiegato su un mojito nel bar lì vicino. Penso il mojito più forte della mia vita, tant’è che dopo metà ero già perdutamente sbronza. Non chiedetemi cosa sia successo da lì in poi, perché non lo ricordo. Dai, almeno si è fatto valere i suoi 8 euro. I prezzi, capiremo prestissimo, sono molto europei, non c’è che da accettarlo.




GIORNO 3 - Grand Terre Nord

7/01/22


Oggi andiamo ad esplorare la parte Nord di Grand Terre.

Ci spingiamo subito verso Anse-Bertrand e la bocca dell'inferno. Altro non è che un’ansa molto profonda tra due altro sciogliere. Dovrebbe essere un luogo paradisiaco, ma la realtà è che tra alghe a manetta, incuria, fangazza data dal mare mosso etc etc, non è veramente un posto raccomandabile. La cosa positiva però è che da lì partono i sentieri da fare lungo tutte le scogliere che sono semplicemente spettacolari. Noi ne abbiamo fatto solo un pezzo, ma volendo ci sono svariati chilometri da percorrere, mi raccomando però di non farlo a mezzogiorno perché potreste pentirvene amaramente, vista la totale assenza di ombra.



Siamo poi andati alla Pointe de la grande Vigie, dove con un percorso di una decina di minuti si arriva alla punta nord estrema, ma se posso dire, dopo aver visto le altre scogliere, in realtà non è niente di che.


Pausina a la Plage de l’anse Bertande. La spiaggia è molto bella, lunga, poco frequentata, ma il mare non è quello della zona sud, qui è più spiaggia brasiliana, per intenderci. Comunque molto meritevole, ci sono anche diversi baracchini che offrono da mangiare, ma noi volevamo provare qualcosa di un po’ più autentico del pollo alla griglia, così ci lanciamo in un ristorantino molto quotato lì in zona: L’Anthonis. Il cibo è buono, il prezzo giusto e la vista impagabile. Ottima scelta.





Il tour prosegue con un'altra spiaggia “top”: Plage du Souffleur.

Anch’essa molto bella, sicuramente non caraibica, qui infatti è pieno di ragazzi che fanno surf, o che quantomeno ci provano. Essendo parecchio famosa non avrete difficoltà a trovare da mangiare o bere sulla spiaggia. Anche se ho visto cocktail per 13€, che manco al bar della Rinascente con vista sul Duomo e non a Milano. Come spesso accade, al ristorante ufficiale si affiancano dei food truck a prezzi ovviamente più convenienti.

Una cosa super affascinante di questa spiaggia è il cimitero che si trova letteralmente sul mare, con alcune delle sue tombe ornate da conchiglie. L’ho trovato molto romantico. Se decidete di andare alla destra del cimitero troverete molta meno gente e molti più locals.


Per oggi basta spiaggia, siamo andati a vedere una cosa piccina piccina, ma super affascinante, lo trovate su google come Ancienne Prison.




Si tratta di una antica prigione appunto, completamente divorata dagli alberi della foresta, la cosa più simile che abbia visto ad Angkor Wat in vita mia.

Una volta lì abbiamo scelto di vedere anche il Les Marches Aux Esclaves che altro non è che una scalinata in memoria della passata schiavitù. Honestly di scarso interesse visto che nemmeno loro sanno bene chi l’ha costruito quando e perché. Se vi piace la street art invece può valere la pena andare fino in cima per ammirare i murales.


Ultimissima tappa della giornata Plage de Babin.

Viene venduta come l’unica spiaggia verde di Guadalupa in quanto non c’è sabbia ma solo prato che si tuffa direttamente in mare. È famosa anche per i fanghi che si trovano sulla riva che dicono abbiano non so quale potere miracoloso.

Sta di fatto che a mio parere è un posto bellissimo, ma noi ci siamo arrivati decisamente troppo tardi. Sulla mappa sembrava vicinissimo, ma in realtà ci abbiamo messo una mezz'oretta per arrivare dalla tappa precedente. Era ormai il tramonto, eravamo gli unici (e questo è bene), ma oltre agli enormi granchi che uscivano in continuazione dalle centinaia di buchi nel terreno (un po’ creepy), al calar del sole sono arrivati sciami di moscerini assassini per cui siamo velocemente scappati. Peccato, sembrava davvero molto bello.




Cenetta in casa, causa scarsità di offerta di ristorazione in zona, stanchezza, covid, non eccellenza della cucina locale, costo elevato del cibo e chi più ne ha più ne metta. E così è stato per praticamente tutte le sere successive. Saltino al Carrefour e via, anche se onestamente, i prezzi (anche e soprattutto) dei supermercati sono molto alti, almeno un 50% più che in Italia, e più del doppio su alcune cose, certo non c’è da stupirsi particolarmente, visto che viene tutto importato dalla Francia. E quando dico tutto, voglio dire che il succo di frutta tropicale arrivava da Parigi!!! No sense.


GIORNO 3 - Nord di Basse Terre 8/01/22


Lasciamo la casetta a Les Salines e ci spingiamo, lentamente, alla scoperta di Basse Terre, scoprendo subito una grande costante di questo lato dell’isola, oltre al suo essere rigogliosa, verde, meravigliosa: il tempo demmerda, per usare un francesismo.


Basse Terre ha un vulcano al centro che recupera tutte le nuvole nel giro di 36363838km e te le sputacchia addosso durante la giornata. Più sei vicino al vulcano, più è facile trovare nuvolo/pioggia. Più decidi di fare un giorno di sola spiaggia, più il maltempo si accanirà contro di te. E se pensi, ah no, ma mi sposto, vado a Les Saints così lo frego, stai ben certo che le nuvole verranno con te. Penso che ci sia del Karma in quelle nuvole.


Meteo a parte, decidiamo di andare a esplorare il nord di Basse Terre, ma andandoci facciamo una piccola deviazione ad una cascatella… è così vicina, vuoi non andarci?

Si chiama Cascade de Bis.

Siamo andati senza saperne nulla e senza aspettative, abbiamo "camminato" (leggi: scivolato/arrampicato) 15 minuti nella giungla tra fango e liane e siamo arrivati in questo posto pa-ra-di-sia-co.

Davvero splendido, solo noi e la natura.

Tenete solo conto che si scivola parecchio e che bisogna arrampicarsi non poco, quindi andateci solo se non avete problemi di mobilità.





Sempre per il concetto “tanto è di strada” ci siamo fermati ai Bains Souffrés de Sofaia, che però non sono bagni, bensì docce, a pochi passi da un parcheggio in mezzo alla giungla. L’acqua è tiepida, ma non bollente e la cosa non era sufficientemente attraente per bagnarmici. L’unico motivo per farsi questa doccia tiepida è se avete in mente di fare il trekking per Le Saut des Trois Cornes, che noi non abbiamo fatto perché comunque ci avrebbe preso almeno un paio d’ore e io ho una relazione felice da mantenere e devo portare il fanciullo in spiaggia ogni tanto :)


Buttiamo un occhio alla Plage des Amandiers per poi andare e vedere Pointe Allègre, il punto più a nord dell’isola, dove il vento piega gli alberi e le mucche pascolano felici.



Next stop Plage de la Perle, dove abbiamo pranzato, molto bella, lunga, poca gente, ottimo ristorantino. Peccato per il diluvio universale che ci ha colto a un certo punto, ma per fortuna dura sempre poco.



Buttiamo un occhio anche alla vicina Plage de Grande Anse, ma ci torneremo più avanti.

Facciamo invece un tuffo a Petite Anse, per quanto il sole non fosse propriamente dalla nostra, i colori di questa piccola spiaggia dalla sabbia scura, in contrasto col verde circostante, sono bellissimi.



Facciamo un salto anche a Cascade le Saut d'Acomat. I cartelli all’ingresso non sono molto tranquillizzanti, ma in realtà è anche più semplice della camminata della mattina. Unico problema: grazie a tutta la pioggia che è scesa nelle ore precedenti -per cui abbiamo dovuto guadare un fiume- il colore dell‘acqua era più simile al marrone che all’azzurro. Saltino al super e via nella nuova casetta, davvero splendida, con tanto di piscina privata.



GIORNO 4 - TREKKING E CASCATE

9/01/22


Oggi trekking Day.

Andiamo alle Chutes du Carbet, che sono 3 cascate in mezzo alla giungla. La seconda (che poi è la prima come vicinanza al parcheggio) si raggiunge in una 20ina di minuti su scale in discesa, la prima con due ore di bestemmie tra rocce e fango, ma è stato bellissimo (la terza si può raggiungere con altre due ore di cammino ma conviene spostarsi in macchina e partire da un altro parcheggio).



Arrivati al parcheggio verso le 9 era già pieno zeppo di gente, e la nostra sveglia era alle 6.30, quindi mi domando esattamente a che ora si svegli il resto del mondo.

Ad ogni modo, il trekking fino alla 1' cascata è davvero splendido, immerso nella giungla ma, ammetto, parecchio impegnativo. In una bella giornata di sole farsi il bagno sotto le cascata dev’essere bellissimo e super gratificante, peccato che noi abbiamo beccato i soliti super nuvoloni e in cima faceva freschino con la giacchetta. Io ho pucciato giusto le zampe, ma non sono andata oltre.


Dove invece mi sono pucciata molto volentieri è stato nel fiume a Grosse Corde, a poca distanza dalle cascate si trova questa meraviglia della natura in cui farsi un bagno bollente nel cuore delle giungla (le pozze naturali però sono piccole e dovete essere fortunati a non trovarle piene).

Volevamo andare anche a Bassin Blue ma la strada era sbarrata (per la gioia del mio ragazzo che mi avrebbe ucciso se gli avessi fatto fare un solo altro passo).

Abbiamo cercato un posticino per far l’aperitivo sul mare ma abbiamo decisamente sopravvalutato Guadalupa, soprattutto in questa parte di Isola, zero turistica. A peggiorare la situazione c’era il fatto che fosse domenica. Morale della favola patatine e bacardi breezer ad un negozietto ambulante e culo sui sassi.

É stato comunque un bellissimo tramonto.


GIORNO 5 - TERRE-DE-HAUTE

10/01/22


Per rimediare alla super sfacchinata nuvolosa della domenica ho promesso alla mia dolce metà che avremmo passato tutta la giornata successiva in spiaggia. Problema: in quella zona le spiagge sono poche e bruttine, per andare in una spiaggia meritevole bisognava spararsi un’oretta d’auto.

Così abbiamo deciso di prendere il traghetto e di andare a Terre-de-haute, le piccole isolette che si trovano sotto a basse terre.

Con 20€ a/r e una mezz’oretta a tratta siamo arrivati a destinazione, dove abbiamo preso per 30 euro un motorino per tutto il giorno, benzina a inclusa.

Peccato che il sole non fosse dalla nostra parte.

Terre-de-haute è molto graziosa, la “cittadina” dove c’è il porto ha tutta una serie di negozietti e ristorantini in casette colorate che danno quell’idea di luogo da vacanze che manca praticamente in tutta Guadalupa.


Prima tappa è stata Pain de Sucre, la spiaggetta è davvero bellina, ma ci stanno massimo 20 asciugamani, motivo per cui non ci siamo nemmeno fermati un secondo, ma abbiamo preso un sentiero che ci ha portato dall’altro lato della montagnetta. Il mare non era assolutamente bello come dall’altra parte, ma almeno non c’era nessuno.


Secondo tappa, Anse de Rodrigue, una spiaggetta quasi disabitata molto bella, tra colline verdi, iguane e caprette ad ogni angolo.

Dopo non molto però, tra sole assente e appetito incalzante siamo tornati al porto per mangiare.


Ci siamo fermati a pranzo da Couleurs du Monde: la tataki di tonno era davvero buona, anche se decisamente non economica. Cerchiamo una gelateria per riempire il vuoto lasciato dalle porzioni chic del ristorante, e la troviamo, ma troviamo anche un bell’acquazzone che ci blocca lì per qualche minuto.



Ma non ci arrendiamo, smesso di piovere, prima di riprendere il traghetto, andiamo a vedere il Fort de Napoléon, molto bello, soprattutto per la vista delle isolette che si ha da lassù. Unico problema, se volete visitarlo anche all’interno dovete arrivare prima delle 12, cosa che ovviamente non abbiamo fatto, ma merita anche dall'esterno.


Al ritorno ci siamo fermati alla Plage de Pompierre, dove ci siamo sparati un super pisolino prima di rimbarcarci per la “terraferma”.

Torniamo nella nostra bellissima casetta a mangiare. Una sera avremmo anche voluto uscire a cena, ma nel frattempo il governo ha imposto il coprifuoco alle 20 per questioni covid, e quindi nulla, delle gran belle gite al Carrefour e cibo easy in casa.


Ps. Ho dimenticato di menzionare che siamo riusciti ad arrivare sull’isola per miracolo e solo perdendo il traghetto delle 8.00 perché quei simpaticoni degli abitanti di Guadalupa avevamo fatto delle super barricate che hanno completamente bloccato la circolazione in entrambi i sensi per svariate ore. Ovviamente su un ponte e senza grandi chance di trovare alternative. Tranne una, lunga, scomoda e di conseguenza trafficatissima, che però alla fine ci ha portato a destinazione, un’ora e mezza dopo. Solo per darvi un'idea, questa è la scena che ho visto uscendo di casa la prima mattina che mi sono svegliata a Guadalupa.



GIORNO 6 - RISERVA COUSTEAU & ROUTE DE LA TRAVERSéE

11/1/22


Ultimo giorno a Basse Terre, decidiamo di andare a vedere la famosissima riserva Cousteau.

Prima però micro tappa a quelli che dovrebbero essere dei bagni caldi naturali direttamente in mare Ravine Thomas Bain . La pozza, una frazione di mare protetta da dei grossi massi messi lì a protezione, la troviamo. Il posto è anche molto suggestivo ma l’acqua è appena tiepida. Probabilmente il mare non calmissimo ha fatto sì che entrasse troppa acqua fredda con le onde, vanificando l’effetto calore sulfureo. Così andiamo quasi diretti in spiaggia della Malendure, una spiaggia di sabbia scura, con alle spalle svariati, svariatissimi, banchettini per lo scuba e ristorantini vari.



Qui c’è dell’offerta chiaramente turistica, quasi interamente incentrata sulle escursioni. Io ho il brevetto, ma comunque non mi immergo da tanto e non volevo gettarmi negli abissi senza nemmeno un ripassino. Così optiamo per un più banale tour snorkeling: 35€ per un paio d’ore con 3 diversi spot per le esplorazioni: il giardino dei coralli, turtle spot e l’isolotto lì davanti. Effettivamente la fauna e la flora sono notevolissime e il tour molto piacevole. Mi stava un po’ sulle balle dargli 35 euro per 2h ma devo dire che ne è valsa la pena. Ps. Quasi tutti quelli che fanno diving vi proporranno anche di fare snorkeling tour, ma in realtà si limitano a portarvi esattamente dove portano i sub e darvi una maschera è un boccaglio. I prezzi sono più bassi sui 20/25 euro ma non sai mai dove ti portano e se quello spot è buono anche per lo snorkeling.


Tornati sulla terraferma, e divorato un pescetto al ristorante sulla spiaggia, andiamo verso il prossimo spot: una spiaggia con il mare bollente.

Esatto, mare caldo. Questa volta è un po’ meno romantico perché il motivo dell'alta temperatura è la centrale geotermica che scarica l'acqua di raffreddamento proprio in mare. Ad ogni modo l'esperienza è fighissima e molto local allo stesso tempo.



Il pomeriggio prevede la traversata della Route de la Traversée con tappa obbligata quindi alla Cascade aux Ecrevisses

L’unica di tutta l’isola raggiungibile in soli 10 minuti di cammino senza guadi, corde, scalini verticali o altro. Il posto è bellissimo, un bagnetto è d’obbligo.

Andando verso casa nuova a petit bourbon cerchiamo di andare anche a le Saut De La Lézarde.

Arriviamo e troviamo un cartello che dice che il cammino è chiuso. Vabbè pensiamo, era scritto in metà di quelli che abbiamo fatto, proseguiamo.

Ecco diciamo che questo sembrava quello più chiuso di tutti. La vegetazione si era impossessata in modo piuttosto evidente di parte del sentiero, degli alberi giganteschi erano caduti rendendo obbligatorio lo slalom tra i tronchi, il fango era sempre di più e sempre più scivoloso.

Ma ce l’avremmo anche fatta ad arrivare in fondo, mancava veramente poco (il percorso non è lunghissimo) quando ci accorgiamo che sta rapidamente tramontando il sole. Nella giungla sembra già notte. Al primo sentire di crepuscolo tutti gli animali della foresta iniziano i loro richiami ancestrali. È tutto un vociare indistinto, un fruscio continuo tra le foglie. Ok, forse è meglio tornarci con la luce del sole. Così torniamo in superficie, mogi mogi, e con il fango fino alle orecchie. Peccato, sembrava molto bello…


Ora arriverebbe la parte in cui scopriamo che ci era stata la cancellata la casetta prenotata su Booking e ho dovuto iniziare a comunicare per telefono unicamente in francese con un indigeno davvero poco collaborativo. Ma questa è un’altra storia (che fortunatamente ha un happy ending).



GIORNO 7 - LA CONQUISTA DEL VULCANO (E UN PO' DI RELAX)

12/01/22


Vulcano o non vulcano?

Sappiamo bene che la cima del suddetto è coperta di nuvole qualcosa come 320 giorni all’anno, e farsi due ore di trekking per prendere un sacco di pioggia non è il massimo.

Però guardiamo fuori dalla finestra e, per la prima volta da sempre, la cima del vulcano è ben visibile. Il cielo è azzurro: proviamo!

Sono circa 1h45 minuti di camminata dal parcheggio alla cima, rispetto al trekking per le cascate una vera passeggiata. La prima metà è piuttosto semplice e, diversamente dagli altri fatti finora, non è immerso nella vegetazione, per cui si ha un’ottima vista sulla costa e su terre-de-haute.



Dopo una prima ora di euforia per il cielo azzurro le nuvole iniziano ad arrivare. In breve saremo immersi in una fitta e umida nebbia senza riuscire a vedere a due metri da noi. Almeno non piove. Per ora. Arriviamo in cima, dopo un’ultima mezz’ora piuttosto impegnativa e niente, non si vede letteralmente niente.


Nemmeno il cratere de la Soufrière, da cui dovrebbe uscire fumo, che però diventa un tutt’uno con le nuvole. Il vento è così forte da spostarti, l’umidità è così alta da appannare gli occhiali e fa un discreto freddino. Non ha molto senso stare qui a lungo, anche perché hanno chiuso il sentiero che si avvicina al cratere, a causa delle esalazioni di zolfo. Così scendiamo. Tempo 5 minuti e si mette a diluviare male.



Arriviamo giù che siamo fradici, ma c’è una buona notizia: all’inizio del sentiero si trova una stupenda pozza gratuita di acqua calda, in cui riposare le stanche membra nella giungla. Un sogno.



Stanchi della pioggia decidiamo di farci un po’ di strada e raggiungere la parte soleggiata dell’isola e ci fermiamo in spiaggia a le Gosier, una bellissima spiaggia vicina a Point-a-Pitre.



Al tramonto, stoltamente, decidiamo di andare a fare un giro in città, ma veniamo subito fermati da un negoziante che ci sconsiglia caldamente di passeggiare lì dopo le 18, perché è pericolosissimo e ne ha viste di tutti i colori ultimamente. Detto fatto ci rimettiamo in macchina (ancora ci tengo alla vita) e andiamo a prenderci un aperitivo alla Marina, un paio di chilometri da lì. Forse la zona più turistica e internazionale di tutta l’isola, prezzi inclusi purtroppo, ma qui nessun pericolo se non quello di pagare un cocktail mediocre uno sproposito.




GIORNO 8 - ESCURSIONE IN BARCA AL GRAND CUL DE SAC 13/01/22

Finalmente era venuto il momento di fare un po’ di mare vero. Gitarella in barca prenotata qualche giorno prima. 50€ mezza giornata, è tanto, ma valeva ogni centesimo.

La gita in barca è al Grand Cul de Sac, che è la parte a nord, tra Basse Terre e Grand Terre. Questo posto è famoso principalmente per le mangrovie e per i banchi di sabbia bianchissimi in mezzo al nulla.


Per me è stata senza dubbio la giornata più bella a livello di mare e di colori.

Abbiamo fatto 5 fermate, che è più o meno quello che propongono tutti, ma nel caso potete andare al porto di Saint Rose il giorno prima a guardare e scegliere quello che vi ispira di più, ne ho visti anche di un pochino più economici, ma non so cosa offrissero esattamente. Abbiamo fatto i primi due spot per snorkeling, uno per vedere una infinità di stelle marine giganti, e uno per vedere un piccolo relitto a una profondità di circa 3mt, quindi perfetto per lo snorkeling, con una quantità indescrivibile di pesci coloratissimi.


Davvero bello. Il terzo spot è stato l'Ilet Caret: un piccolo banco di sabbia nel nulla con l’acqua dai colori incredibili. Dentro ai suoi 30mt di lunghezza troverete anche quelli che sembrano i resti di un vecchio ristorante ora disabitato. Pare che una volta l'isola fosse molto più grande e frequentata, ma dopo gli ultimi uragani sia rimasta sempre meno spiaggia.



Quarta tappa: mangrovie, qui l’acqua è bassissima e transparentissima, perfetta per fare snorkeling e cercare tra le radici e gli enormi banchi di pesciolini argentati, pesci più grandi come barracuda o pesci pappagallo.

Qui, per non farci mancare niente, ci hanno anche offerto del punch locale, bevuto direttamente in acqua. Che sogno ragazzi.

Ultima tappa è l'Ilet blanc, simile alla precedente e incredibilmente piena di paguri.


Purtroppo il tutto è durato solo mezza giornata, pranzetto vicino al porto, e via verso una spiaggia che avevamo già visto passando, ma dove non ci eravamo fermati: Grand Anse.

Perfetta per lunghe passeggiate e un po’ di sano relax. Essendo parecchio conosciuta e frequentata non farete fatica a trovare da bere e da mangiare in zona.





GIORNO 9 - POINT-A-PITRE & ILET DE GOSIER

14/01/22


Ultimo giorno a Guadalupa.

Decidiamo di non demordere e andare a vedere cosa offre Point a Pitre.

Ad essere sincera davvero davvero poco.

Quello che chiamano mercato centrale è una piazzetta coperta con 30 bancarelle tutte identiche che vendono le stesse cose. Ci sono poi svariate vie con solo ed esclusivamente negozi, per lo più di vestiti, ma la roba che vendono è spessissimo la stessa che trovo dai cinesi a Milano, e spesso pure più cara. Ad ogni modo io qualche souvenir e un paio di scarpe da ginnastica per 10 euro le ho comprate (le mie da trekking dopo tutto quel fango e quell'acqua non erano più utilizzabili). Passando ho visto diversi murales molto belli in giro, ma l'esperienza della sera prima mi aveva un po’ fatto passare la voglia di andare a piedi in zone che non fossero il super centro. Diciamo che è ampiamente evitabile, ma se volete portare qualche ricordino a casa, tenente conto che qui i souvenir possono costare anche la metà che nel resto dell'isola. Noi tra l’altro eravamo di passaggio perché siamo andati a fare il test covid per poter ripartire in aeroporto. Purtroppo sono stati eterni, 1h30 per passare un cottonfiock nel naso, quindi abbiamo perso un bel po’ di tempo. Ma appena liberi siamo andati a visitare l’ultima spiaggia meritevole della zona che ci mancava: la Ile de Gosier.


Per arrivarci basta prendere un barchino dalla spiaggia (5€ a/r) che vi porta in pochissimi minuti sull’isola. Qui si trova un ristorante (prenotate appena arrivate), un faro, e quasi niente altro. L’acqua ha un colore davvero incredbile, ma penso che sia piacevole solo in bassa stagione o comunque con poca gente, perché essendo così piccola diventa facile non sapere dove mettere l’asciugamano. Per la cronaca, anche questa volta, fantozzianamente, è arrivata una nuvola gigante appena abbiamo toccato terra, che se ne è andata in tempo per il nostro ritorno. Ma va beh, ormai ci eravamo abituati.


Ultimissima spiaggia della vacanza è Petit Havre, piccola, come dice il nome, ma davvero bella. Essendo arrivati già tardi non ci siamo goduti al 100% i suoi colori, ma sono certa che fossero pazzeschi.



In tutto ciò ci arriva la notizia che il nostro volo è stato cancellato, così, a poche ore della partenza. In realtà il dramma era relativo, nel senso che ce ne hanno trovato un altro un’ora più tardi, il problema è che arrivava all‘aeroporto di Orly e non al Charles de Gaulle, dal quale avevamo la coincidenza per Milano. Quindi l’unica soluzione possibile è stata passare un intera giornata a Parigi.

Va beh, c’è di peggio direte voi. Vero, ma anche un bel volo quasi diretto non sarebbe stato così male :)


GIORNO 10 - INASPETTATAMENTE PARIGI

15/1/22


Atterriamo verso le 11 di mattina a Parigi. Passiamo velocemente da 30 a 3 gradi, io mi metto tutti gli strati che posseggo per fronteggiare questa tappa non prevista, fortunatamente però, c’è un bellissimo sole.

Per fare una giornata a Parigi abbiamo lasciato i bagagli in un hotel vicino alla Gare du Nord grazie ad una app fantastica che si chiama Nannybag, dove alberghi, negozi o magazzini mettono a disposizione del loro spazio come deposito bagagli diffuso, con 6€ avevamo risolto il problema valigia.


Secondo problema era come arrivare da un aeroporto all’altro. In realtà è piuttosto facile, anche se per nulla economico.

Il modo meno costoso è prendere un giornaliero da 25€ che copra tutte le zone di Parigi.

In questo modo da Orly basta prendere un trenino per pochissime fermate e poi la metro blu, a oltranza, fino in centro. Volendo la stessa linea arriva anche al Charles de Gaulle, ma avendo svariate ore a disposizione ci siamo fermati appunto a Gare du Nord per andare nel secondo posto più iconico di Parigi: Montmartre.

Finiti i giretti, visti i panorami e finalmente mangiato in un ristorante qualcosa che non fosse pollo arrosto, abbiamo deciso di andare a vedere l’attrazione numero 1: la Tour Eiffel.

Avevamo entrambi già visto Parigi ma molti anni prima, e in così poco tempo abbiamo scelto di visitare solo il top del top, per poi tornarci con calma un giorno.

Sole tramontato, ci avviamo verso l’aeroporto dove finisce ufficialmente questo bellissimo viaggio.

Non mi resta che lasciarvi la mappa di Guadalupa, in cui potete trovare tutti i pin dei luoghi che vi ho elencato qui sopra.


Se dovete andare a Guadalupa e avete dubbi o domande a cui non avete trovato risposta in questo articolo, scrivetemi nei commenti, sarò ben felice di rispondervi :)

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