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  • Valentina Saracco

MACHU PICCHU - tutta la verità, nient'altro che la verità

Aggiornamento: 27 dic 2021

DAY 7 - 17/8 MACHU PICCHU, il grande giorno

Nonostante tutto arrivo ad Aguas Calientes, che è bruttina e turistica proprio come dicono tutti. Il mio ostello però è strafigo, e ha anche una terrazza bar molto carina!


Appena arrivo conosco gente simpatica con cui fare due chiacchiere, due ragazze americane mi accompagnano anche a procacciarmi del cibo. Qui ho scoperto la bontà degli anticuchos, banalissimi spiedini di carne, ma molto gustosi ed economici. La cena perfetta del backpacker, o del pigro, o del poco affamato. Ad Aguas Calientes uno spiedino costava 5 soles, altrove sono riuscita a trovarli anche a ½ soles, ad ogni modo pochissimo. Oggi nanna presto perché domani c’è la solita fottuta sveglia all’alba per andare a Machu Picchu. Ed ecco che qui si affronta il secondo problema: Come arrivare da Aguas Calientes all’ingresso del sito:

  • a piedi, bestemmiando

  • con un bus, 24€ a/r, che so che da europei non è tanto, ma per 30 minuti di tragitto in Perù è semplicemente fuori di testa.

Ad ogni modo io non voglio morire e voglio salvare le energie per poter scalare Wayna Picchu, quindi pago 12 euro e prendo il bus. Ci si mette in coda per il bus a partire da 1h prima dell’ingresso che si ha assegnato per entrare nel sito, nel mio caso le 6 perché l’ingresso era alle 7. Non posso dirvi nulla di questo tragitto, sono svenuta nell’istante esatto in cui sono salita, ma suppongo sia piuttosto curvoso. Finalmente entro. Lo ammetto, è bellissimo, il sole è appena sorto e nel parco non c’è ancora nessuno, solo io e dei baby alpaca che corrono a destra e a manca. Un silenzio irreale, splendido. Ad ogni modo, avendo comprato il biglietto con anche l’ingresso alla montagna sono obbligata ad andare subito a fare la mia scalata, avrei potuto visitare il sito più tardi. Ah, ps. visto che a Machu Picchu ci si va tendenzialmente solo una volta nella vita, ho preso una guida. Io l’ho prenotata il giorno prima dal mio ostello per tipo 30 soles, contrattando potete riuscire a cavarvela anche con un po’ meno davanti all’ingresso.

E quindi salgo, e salgo, e salgo. E sono le 7 e odio tutti. Il panorama è molto bello, il silenzio assordante, i gradini ripidi, molto ripidi. Una volta arrivata in cima, ve lo dico eh, non è carino da dire, ma è successo: ero un po’ delusa. Il cammino è stato molto bello tra scale inca e grotte, ma il panorama da lassù, è sì bello, ma Machu Picchu si vede lontanissima e piccolissima, e poi, trovandoci sulla vetta che spunta in tutte le foto classiche di Machu, non si ha quel tipo di visuale, che si ha invece dalla montagna Machu Picchu, che però prevede circa 3h di cammino, è quindi più lungo e stancante e, da quanto ho capito, il percorso in sé è meno gratificante. Sentivo tutti intorno a me emozionati dirsi quanto era pazzesco quello che stavano vedendo e io ero lì a pensare “boh”. Forse dovrei provare anche io qualcosa, forse dovrei piangere… Valentina, piangi! Niente, non mi dava proprio niente. Fortunatamente una volta scesa di sotto la situazione è cambiata.

Ho finalmente seguito la guida nel tour. Inizialmente ero con una guida spagnola che parlava inglese per i turisti, ma il suo inglese era terrificante, così sono finita col solito gruppone di sudamericani. Grande classico. Purtroppo verso le 11 di gente che n’era parecchia, anche se, devo ammettere, pensavo molto peggio, mi avevano parlato di moltitudini... ma raga, non siete mai stati in Cina forse. La guida come sempre era molto gentile e si prestava a fare tutte le foto del mondo, anche e soprattutto quelle non richieste :D L’unica merda, ma merda vera di Machu Picchu, è che è un percorso chiamiamolo circolare, e una volta passato in un punto, non c’è modo di ritornarci. Io ci ho anche provato, ma sono stata fischiata e cazziata dalla sorveglianza per aver, udite udite, addirittura camminato in senso contrario. Manco gli avessi insultato la mamma. Questo ovviamente è molto penalizzante per chi fa il tour con la guida, che mi è piaciuto molto ed è abbastanza fondamentale se volete andarvene con due nozioni (che ho già dimenticato) perché all’interno del sito non ci sono cartelli o spiegazioni di nessun tipo. Alla fine la guida ti saluta e tu hai del tempo per farti i tuoi giri, ma solo ed esclusivamente nella zona bassa. Di cosa abbia parlato la guida negli ultimi 15 minuti, lo ammetto, non ne ho la più pallida idea, infatti mi sono seduta su un masso e mi sono addormentata, fortunatamente con gli occhiali da sole, per essere un po’ più antisgamo. Ero veramente stanca, e avevo pure preso il pulman. Non oso immaginare cosa sarebbe successo se l'avessi fatta a piedi.


A tal proposito, a un certo punto decido di scendere, a piedi… non tanto per senso di agonismo, non per risparmiare... quanto perché ci saranno state 1000 persone in coda per il bus. No way. Vado a piedi, la gente la fa di notte a salire, io potrò pure farla di pomeriggio a scendere… Ammetto che i primi 20 minuti sono stati bellissimi. Non ho incontrato nemmeno una persona in tutto il tragitto. Era tutto un “wowwow”. Paesaggi pazzeschi, montagne splendide, solitudine splendida. Diciamo che dopo un po’ ha iniziato ad essere ripetitivo, all’ottocentesimo gradino, e la duemillesima curva, che portava solo ad un’altra curva sì, mi ero un po’ rotta le balle. Ridendo e scherzando dall’uscita fino all’ostello ci ho messo quasi due ore. Fortunatamente avevo preso il treno alle 9 di sera, così da avere tutto il tempo di rilassarmi in santa pace. E soprattutto di andare a testare con mano il motivo per cui aguas calientes di chiama aguas calientes. Ovvero, le terme, o qualcosa di simile. Ai voi tutti, schizzinosi e cagionevoli, consiglio di stare a casa.

Per i coraggiosi invece… un salto non negatevelo. Il posto è terribile. Terribile! L’ingresso vale tipo 6 euro, ci sono degli armadietti in cui si può lasciare la roba e poi ci sono tipo 6-7 piscine da massimo 3x3 dove si ammassa un botto di gente. Per di più l’acqua è marroncina, loro dicono che è perché è il colore dell’acqua che viene direttamente da fiume, io ci voglio pure credere guarda, ma non ho notato grandi sistemi di filtraggio e riciclo dell’acqua. Ad ogni modo, essendo io vaccinata contro un sacco di roba, ho deciso di farlo. E vi dirò di più. Stare un’ora a mollo nell’acqua bollente dopo tutto quel camminare è stata semplicemente l’idea di migliore che potessi avere. Non me ne sono affatto pentita. Igiene a parte. Ho poi scoperto però che non troppo lontano si trovano le terme di Santa Teresa, raggiungibili in taxi e mille mila anni luce meglio di queste. In una prossima vita lo terrò in conto. In questa dovevo comunque prendere un treno alle 21, e non era davvero il caso di perderlo. Inutile dire che appena salita a bordo sia crollata, nonostante il mio vicino di treno abbia provato ad attaccare bottone in tutti i modi. Come da tradizione a un certo punto mi sono svegliata di soprassalto e gli stavo dormendo sulla spalla, forse sbavicchiando anche un po’. Never ending story. Una volta arrivata a Ollantaytambo ho preso un’auto condivisa con altre 4 persone che mi ha riportato a Cusco, arrivando tipo all’1 di notte. Esiste un metodo ancora più economico, sono dei collectivos, che costano una decina di soles, ma io volevo sinceramente evitare di rischiare di rimanere lì nel cuore della notte. In realtà potete stare tranquilli, non succede, anche se è tardi, è pienissimo di gente che proprio non vede l’ora di riportarvi a Cusco. Questa volta avevo preso un ostello, centralissimo, spartano, ma carino. E soprattutto, dove non c’erano i pinguini nella stanza. Pronti per il tour di Cusco City? Notte: https://www.booking.com/hotel/pe/the-luxe-cusco-hostel.it.html?label=gen173nr-1FCAEoggI46AdIM1gEaHGIAQGYARS4ARfIAQzYAQHoAQH4AQuIAgGoAgO4AoDUtu0FwAIB;sid=4bc17c90989ce6bd36fb0602e41479c2 2 notti, 9 euro a notte in camerata

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