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  • Sofia Zanon

Il Sentiero dei Pescatori: tappe e consigli per il cammino portoghese lungo la Rota Vicentina

Aggiornamento: 5 giorni fa

Buongiorno, qui Sofia! Siamo ancora una volta in Portogallo, meta che - ormai lo saprete - è più che nel cuore di Valentina aka @Viaggerellando. Lei l’ha percorso in su, in giù, in dentro, dal mare alla campagna ma c’è una cosa che ancora non ha fatto: attraversarlo a piedi.

E allora, mentre la scorsa estate Valentina esplorava rotte esotiche, ci sono andata io: zaino in spalla, un po’ di stretching e via, per il mio primo viaggio in solitaria. Cercavo un percorso sicuro, poco affollato, in luoghi perlomeno tiepidi e senza grandi dislivelli…ed ecco quindi che ho trovato online la Rota Vicentina.



Che cos'è la Rota Vicentina?


La Rota Vicentina è un trekking - più che un cammino - che si snoda tra le regioni dell’Alentejo e dell’Algarve, le più meridionali del Portogallo. Più di 700 km di percorso in uno degli angoli più autentici e selvaggi d’Europa.


La Rota Vicentina è divisa in:

  • Cammino Storico, 263 km e 13 tappe nell’entroterra rurale

  • Sentiero dei Pescatori, 226,5 km e - anche in questo caso - 13 tappe che si susseguono lungo la costa atlantica, e infine

  • 24 Percorsi Circolari che sommati aggiungono al trekking altri 263 km di meraviglie.

Ad esclusione del Sentiero dei Pescatori le vie possono essere percorse anche in bicicletta o a cavallo.


rota vicentina

Nonostante volessi inizialmente percorrere il Cammino Storico, la difficoltà nel trovare alloggi mi ha costretta a “ripiegare” sul Sentiero dei Pescatori… e menomale! Viaggiando ad agosto, la brezza dell’Oceano ha permesso di mitigare le alte temperature che nell’entroterra avrebbero superato i 40°.

Ecco quindi che da qui in poi vi parlerò del Sentiero dei Pescatori.


Al contrario di cammini più conosciuti, come ad esempio quello di Santiago de Compostela, non c’è un vero e proprio obiettivo finale: la strada può essere percorsa in entrambe le direzioni, ma vi consiglio di percorrerla da nord a sud per 3 motivi:

  1. Dislivello. Per quanto non ci siano enormi variazioni di altitudine, è consigliabile muoversi da nord a sud per evitare di dover affrontare “in su” ciò che già “in giù” è abbastanza impegnativo. Le discese sono più delle salite - o perlomeno questa è l’impressione che si ha camminando.

  2. Panorama. Non ci si può lamentare: per gran parte delle giornate si cammina su scogliere da togliere il fiato, fianco a fianco all’Oceano ma, mentre chi si muove verso sud punta sempre al mare, chi procede verso nord avrà proprio davanti agli occhi, per le ultime tappe, le raffinerie del porto di Sines, decisamente meno romantiche.

  3. Tradizione. E arriviamo qui all’etimologia del nome Rota Vicentina. Non fatevi ingannare dal richiamo Veneto: il “Vicentina” non fa riferimento alla città di Vicenza, bensì a San Vincenzo di Saragozza (in portoghese São Vicente), cui è dedicato il tratto di costa che va da Odeceixe a Burgau, all’interno della quale transita il percorso. E perché l’hanno chiamata così? Secondo la leggenda, il corpo martoriato di São Vicente si sarebbe arenato (o secondo altre fonti sarebbe stato portato) nel punto più a sud-ovest d'Europa, quello che ora si chiama appunto Cabo de São Vicente. Simbolicamente, è bello quindi raggiungere il Cabo a fine percorso, piuttosto che all’inizio.


Quanto ci vuole per percorrere il Sentiero dei Pescatori a piedi?


Come dicevo, il Sentiero dei Pescatori è diviso in 13 tappe, per cui 13 giorni sono abbastanza…se siete degli atleti e siete poco attratti dal lato esplorativo dell’esperienza.


Vero è che non si cammina proprio tutto tutto il giorno, perché le distanze non sono enormi, ma qualche giornata di relax qui e lì fa la differenza sulla resistenza di gambe e piedi, oltre a permettervi di godere dei villaggi (e delle spiagge!) che visiterete. Il mio consiglio è quindi di dedicare a questo viaggio tra i 15 e i 20 giorni.


Chi può farlo? Quanto è difficile?


Direi chiunque, con un minimo di preparazione. Non serve avere polmoni allenati alle scalate dell’Himalaya, ma gambe, piedi e in generale un corpo abituato al movimento. La difficoltà più grande è probabilmente il fatto che gran parte del percorso è su sabbia. Ciò significa più fatica, ritmo più lento, sabbia nelle scarpe ma anche minor impatto sulle articolazioni. Se soffrite di vertigini, optate piuttosto per il Cammino Storico: il Sentiero dei Pescatori deve la sua unicità al fatto che si procede per buona parte del tempo fianco a fianco all’Oceano, dall’alto di scogliere talvolta imponenti. Non ci sono recinzioni o altre protezioni, e capita di camminare veramente a pochi centimetri dal vuoto.


Cosa portare nello zaino per il cammino dei pescatori?


C’è una regola che dice che il peso dello zaino, quando si viaggia con solo quello in spalla, non deve superare il 10% del proprio peso corporeo. Altre fonti ancora dicono che per cammini come questo 4,5 kg totali possono bastare. In ogni caso, meno è meglio.

Ho viaggiato in agosto con uno zaino da 40 litri (la misura massima consentita come bagaglio a mano in volo), e francamente trovo sia la capienza ideale. Volendo si può anche optare per una capienza minore, sapendo che si possono poi appendere alcune cose all’esterno. Vi lascio la lista di ciò che ho messo in valigia, per ispirazione:

  • magliette x5 (2 tecniche, 2 in cotone di cui una usata come pigiama, 1 camicia leggera)

  • pantaloni x3 (1 lungo accorciabile con zip, 1 corto tecnico, 1 corto in cotone come pigiama)

  • mutande x5

  • calzini tecnici x4 (che siano buoni!)

  • top sportivi x2

  • bikini x1

  • pile

  • giacca antivento

  • giacca antipioggia (non usata ma necessaria)

  • mantella (non usata ma necessaria)

  • asciugamano in microfibra

  • buff

  • cappellino

  • occhiali da sole

  • infradito

  • scarpe da ginnastica x2 (1 paio non usate)

  • fazzoletti

  • selfie stick

  • kindle

  • caricabatterie vari e powerbank

  • integratori

  • borracce x2 (tot. 1,5 l)

  • barrette energetiche

  • zainetto richiudibile

  • mappa e block notes

  • bagno: deodorante, spazzolino e dentifricio, crema idratante viso e corpo, sapone di marsiglia sia per me sia per il bucato, shampoo, crema piedi, crema dopo puntura, burrocacao, elastico per capelli, tagliaunghie, pinzetta.

  • creme solari

  • kit di primo soccorso, compresi cerotti per vesciche, e qualche medicinale per emergenze (non usati ma necessari)

  • mollette

  • mini portafoglio e cellulare



Col senno di poi, avrei potuto rinunciare ad una maglietta, un paio di mutande e un paio di calzini, oltre al totalmente inutile secondo paio di scarpe.

Ho lavato più o meno ogni 2-3 giorni e può essere utile sapere che anche in estate, durante la notte la percentuale di umidità è molto alta ergo…non asciugherà nulla. Ecco quindi che lo zaino si trasformerà in comodo stendibiancheria.

Alcune strutture offrono lavatrice e asciugatrice al bisogno, mentre solo nei centri più grandi si trovano lavanderie a gettoni.


Per chi preferisce viaggiare leggero, è disponibile un servizio che si occupa di portare i bagagli di tappa in tappa. Io non l’ho provato, ma me ne hanno parlato molto bene! (qui più info)


Come arrivare al Cammino dei Pescatori?


Gli aeroporti più vicini alle tappe della Rota Vicentina sono Lisbona e Faro. Da Lisbona partono poi più volte al giorno autobus economici che in poco meno di 3 ore vi porteranno comodamente fino al punto di inizio: Sines o - nel mio caso - Porto Covo. Il punto finalissimo del percorso è poi Lagos, che dista circa 90 km dall’aeroporto di Faro. Oppure, come ho fatto io, da lì si può tornare in bus fino a Lisbona in circa 3 ore.


Dove dormire durante il Cammino dei Pescatori?


Avete presente il Cammino di Santiago, con i suoi ostelli per pellegrini sparsi lungo il percorso, dove poter chiedere ospitalità a qualsiasi ora del giorno e della notte?

Ecco, lungo la Rota Vicentina nulla di tutto ciò è possibile.

Le tappe sono definite e scandite dal passaggio nei vari villaggi, tra i quali non c’è altro che il nulla (o poco più). I villaggi in questione sono abituati ad accogliere principalmente vacanzieri, e meno backpackers. Vi consiglio quindi di prenotare con un po’ di anticipo nelle varie strutture che, c’è da dire, sono convenienti e di qualità molto alta. Anche gli ostelli in Portogallo sono sempre puliti, curati e spaziosi.



Vi lascio di seguito il link ad alcuni dei miei preferiti:

Porto Covo: Ahoy Porto Covo Hostel

Almograve: Almograve Beach Hostel

Zambujeira do Mar: Hakuna Matata Hostel

Aljezur: Amazigh Design Hostel

Arrifana: HI Arrifana Destination Hostel

Carrapateira: Hostel do Mar

Lagos: Boutique Taghostel



Dove e cosa mangiare?


Disclaimer necessario: sono una vegetariana con un brillante passato da onnivora, e ricordo bene quanto sia buono il pescado - ma non solo - che si serve in Portogallo. In generale, si cade quasi sempre in piedi, è veramente difficile mangiare male. E non dimenticate l’equazione da rispettare: bettola = bontà.


Per i lettori vegetariani, ammetto di aver temuto di non trovare alternative interessanti nel Paese delle sardine, e invece…ho trovato i campioni dei burger vegetali, presenti ovunque, e pagine intere dei menù dedicate ai mangia verdure come noi. Per cui andate tranquilli, non dovrete vivere di pane e olive. Pane e olive che sono comunque deliziosi (il pane dell’Alentejo è un prodotto tipico riconosciuto, simile al nostro pane pugliese…fantastico!).


Mentre per gli onnivori, non potete non assaggiare i percebes (o perceves), crostacei pregiati che crescono sugli scogli schiaffeggiati dalle onde oceaniche, oppure il porco all’alentejana - maiale cotto assieme alle vongole - le patate dolci dell’Algarve, e naturalmente sardine e bacalhau in tutte le salse… Per quanto riguarda gli sfizi fuori pasto, forse ne avrete già sentito parlare, ma nelle spiagge portoghesi non passa il “coccobello”, bensì il venditore di bomboloni alla crema, che dopo una giornata di cammino - ma non per forza - sono un dono del cielo!


Per chi viaggia “on a budget” c’è sempre l’alternativa supermercato, dove con pochi euro si può creare un pasto ricco e completo, ma vi dico solo che - escludendo Lisbona, Sagres e Lagos - con una spesa dai 15 ai 25 euro massimo al giorno, ho fatto colazione, pranzo e cena fuori come una regina.


Sicurezza e Cammino dei Pescatori

Come primo viaggio lungo in solitaria, da femmina bianca alta un metro e mezzo, non potevo scegliere Paese migliore. Non c’è mai stato un momento in cui io non mi sia sentita completamente al sicuro. Anche al mare, dove è normale lasciare gli zaini sull’asciugamano sapendo che li si ritroverà intatti all’uscita dall’acqua. I portoghesi sono un popolo decisamente meno pudico di noi italiani: le spiagge naturiste abbondano, e di certo non attirerà l’attenzione lo stare in costume da bagno o in topless. Quasi ovunque, si troverà qualcuno in grado di parlare un buonissimo inglese, e non abbiate paura di avvicinare un autoctono dall’aria corrucciata, è difficile si tiri indietro dal fornirvi informazioni e suggerimenti.

Nota necessaria: la situazione, come in tutto il mondo, cambia nelle città più grandi, come Lagos e soprattutto Lisbona, dove è bene fare un poco più di attenzione.


E lungo il cammino? Nonostante vi capiterà di ritrovarvi per ore senza rete telefonica, in angoli remoti, con la sola compagnia degli animali al pascolo, le indicazioni del percorso sono ovunque ben fatte e chiarissime. Basterà seguire le linee blu e verdi o, in alcuni casi, le pile di sassi, e non vi sentirete mai persi.



Cammino dei pescatori: itinerario e tappe


Bene, ora dovremmo essere pronti a partire. Come dicevo, io ho percorso 9 delle 13 tappe del Sentiero dei Pescatori.


PORTO COVO


Ho balzato i primi 16 km, tra Sines e Porto Covo, perché avevo letto che non fosse una tappa di particolare interesse, e da Lisbona sono quindi arrivata direttamente nella carinissima Porto Covo, un piccolo villaggio di pescatori dalle case bianche e decorate con le tipiche linee blu, che compongono un centro compatto e intimo. Durante l’estate le vie si popolano di villeggianti - principalmente portoghesi - senza perdere il loro carattere autentico.



I primi passi verso la destinazione successiva già fanno capire chi sarà il protagonista della tappa: la sabbia. Non lasciatevi spaventare, si tratta della tappa più sabbiosa di tutte, oltre ad essere una delle più impegnative e lunghe (circa 20 km). Si inizia quindi a sudare…ma con che vista! Sarà perché è stata la prima, ma rimane ancora la mia preferita. Da subito spiagge, Oceano a perdita d’occhio, circondati da fichi di mare e terra dalle infinite sfumature. Ogni due passi vi verrà voglia di fermarvi per scattare una foto o semplicemente riempirvi gli occhi di cotanta bellezza.


VILA NOVA DE MILFONTES


Raggiunta Vila Nova de Milfontes, sentirete che si respira tutta un’altra aria: musica per le strade, voci inglesi, tedesche, francesi e italiane, camerieri che invitano ad entrare nei locali. Si tratta di un villaggio raggiunto ormai dal turismo internazionale, vivace e vario. Varia anche l’offerta balneare: oltre all’Oceano si ha infatti anche la foce del Rio Mira, per un bagno in acque calme o un po’ di SUP.



Questo è secondo me uno dei luoghi in cui vale la pena fermarsi una notte in più, se c’è tempo. E poi via direzione Almograve. Per attraversare il Rio Mira si può approfittare di un passaggio in barca e proseguire poi sulle scogliere riprendendo il normale percorso.


Poco meno di 15 km dove ai paesaggi oceanici si aggiungono tratti selvaggi tra la vegetazione, in cui dover spostare i rami per farsi spazio nel verde, o tratti in boschetti bui e misteriosi, al cui termine stupirsi, ancora una volta, dell’accecante luce del sud del Portogallo e delle brezze portate dal mare.


ALMOGRAVE


Almograve è il paese meno turistico che si troverà lungo il percorso, sconosciuto anche ai portoghesi: l’unica attrazione è l’enorme spiaggia, i cui avventori però frequentano in giornata senza quasi transitare dal centro. Ma di certo non si può dire che non sia autentico: ai lati della strada automobili direttamente dagli anni ‘80 coperte di sabbia, che potrebbero essere rottami decorativi o funzionanti mezzi di trasporto, oltre a tanti, tantissimi fiori ad ogni angolo.


Lasciata Almograve alle spalle, la tappa successiva si compone di 22 km di cammino in cui si ha l’impressione di trovarsi all’incrocio tra un quadro di Van Gogh, un libro di geologia e un film western: dapprima sentieri sui toni del rosso e del giallo, così intensi da chiedersi se non siano stati dipinti, poi la storia della terra a portata di mano, visibile come paragrafi di un libro fatto di falesie, pausa di metà percorso a Cabo Sardão con il suo faro e infine chilometri e chilometri in luoghi che io chiamo “nascondi-cadaveri”, ma che le persone normali - e le guide - definiscono “ampio tavolato”. Insomma, il momento perfetto per un po’ di meditazione ed esercizi canori nel nulla.


Ancora un po’ di fatica, movimentata da una discesa fino al mare e un’ultima breve salita per arrivare finalmente a Zambujeira do Mar.


ZAMBUJEIRA DO MAR

Parliamo anche in questo caso di un villaggio di pescatori con meno di mille abitanti, ma tutt’altro che sonnolento: la cittadina, cresciuta su un balcone naturale vista Oceano, è colorata, ricca di musica, eventi, ristorantini e alloggi turistici. A metà agosto è qui che si tiene il Sudoeste Festival, evento riconosciuto a livello internazionale dedicato alla musica pop e dance. Si tratta di una sfida assai accesa, ma di tutti i tramonti visti lungo il cammino, quello dal faraglione di Zambujeira è stato il mio preferito.


Preparatevi poi a salutare l’Alentejo e dirigervi verso l’Algarve, ma non prima di aver percorso 18 km su e giù per la costa, tra ponticelli, scalinate, spiagge, recinti di animali esotici e boschi per ritrovarvi infine davanti alla spettacolare praia de Odeceixe, una lingua di sabbia tra l’oceano e la foce del rio Seixe - confine tra Alentejo e Algarve - dove a un lato dell’ombrellone si trovano le gelide e movimentate acque oceaniche e dall’altro le acque basse e tiepide del rivo.

Ora, le guide vorrebbero farvi proseguire a piedi per altri 4 km verso l’entroterra, ma vi svelo che durante la stagione turistica un trenino verde e giallo fa avanti e indietro tra il villaggio e la spiaggia. Per raggiungerlo basterà guadare il rio Seixe - l’acqua è molto bassa ma occhio alla corrente! - e portarsi fino alla strada al di sopra della spiaggia. Qualche minuto di trenino e avrete raggiunto comodamente Odeceixe.


ODECEIXE


Lo dico subito: anche qui varrebbe la pena di fermarsi due notti, per poter approfittare della spiaggia ma anche per godersi il villaggio che è una vera chicca, circondato da campi coltivati e pascoli e dominato da un mulino a vento perfettamente conservato e valorizzato.


Dall’entroterra si raggiunge nuovamente la costa per proseguire verso la prossima meta. Questa volta la distanza da percorrere supera i 22 km, rendendo questa la tappa più lunga di tutto il Sentiero dei Pescatori. Lunga ma non troppo faticosa - direi - spezzata anche dalla pausa a Rogil per un pranzo a base di patata dolce. Il pomeriggio proseguirà lungo una strada sterrata e pianeggiante, circondata da…beh…il nulla. O meglio, campi e mucche con le quali io mi sono dilettata in un lungo karaoke, ma ognuno sarà libero di occupare i tempi morti con l’attività che preferisce, non sono nella posizione di giudicare. Una ripida discesa vi farà poi scivolare fino alla magnifica Aljezur.


ALJEZUR


Che sia la stessa sera, il mattino successivo o in una giornata libera dal cammino, consiglio di perdersi tra le viette di Aljezur, in particolare nella città vecchia abbarbicata sulla collina, che narra ancora a gran voce le influenze moresche subite nel tempo. Quando avrete voglia di rimettere lo zaino in spalla, preparatevi a 17 km di cammino tra colline ricoperte di sughero, enormi spiagge baciate dalle onde e una vallata sabbiosa che vi porterà fino ad Arrifana.


ARRIFANA


Dopo due notti nell’entroterra, si ritorna vista-Oceano, in una frazione - più che un paese - fatta di alloggi turistici, qualche ristorante e tavole da surf, con rispettivi proprietari al seguito. Nonostante Arrifana non abbia mantenuto il carattere storico della sua vicina, lungo la via che vi ci conduce troverete i resti di un ribat (struttura posta al confine di un dominio islamico) del XII secolo.


Ci si allontana nuovamente dall’Oceano lungo una strada sterrata dai leggeri saliscendi, interrotta inizialmente da un paio di ripide salite e discese, faticose ma facilmente dimenticabili, visto che poi si torna alla pianura, incrociando qui e lì lo sguardo del mare. Si tratta di una tappa in cui non ci si rende nemmeno conto di camminare, tanto è tranquilla. Verso la fine del percorso, si tolgono le scarpe per attraversare la praia da Bordeira, gran paradiso dei surfisti di tutto il mondo, e si approfitta per un pisolino in spiaggia o un tuffo rinvigorente, onde permettendo.


Al termine della pausa, per raggiungere il centro di Carrapateira bisognerà attraversare delle dune di sabbia: tratto che risulterà più impegnativo dei 17 km percorsi fin lì. Altri 3 km di passeggiata e finalmente eccovi a Carrapateira.


CARRAPATEIRA


Non siamo sul mare ma poco più in alto, in cima ad una collina ricoperta da casette bianche, come da tradizione. Ho apprezzato tanto la sua autenticità: i nonnetti del paese seduti in piazza dall’alba al tramonto, intenti in chiacchiere e approcci ai turisti, mentre i gatti giocano tra le case diroccate.


A questo punto dovreste ormai essere camminatori provetti, ma vi stupirà leggere sulla guida che vi attendono 16 km di cammino, indicati con difficoltà “hard”. Come è possibile che una tappa così breve sia “hard”? Beh, lo scoprirete in fretta: dopo un primo tratto di scogliera simile ai giorni precedenti, vi si staglieranno davanti 3 discese di dislivello crescente, con relative salite a seguire. Niente paura: mani sulle ginocchia per salire, acqua e vi assicuro che in men che non si dica ve le sarete lasciate tutte alle spalle.


VILA DO BISPO


Terminate le grandi fatiche, si procede lungo una strada pianeggiante fino a Vila do Bispo. Quando ci sono stata io, a metà agosto, il villaggio era circondato da campi secchi, ma durante il resto dell’anno le colline tutt'intorno devono essere un’esplosione di colori grazie alle numerose specie di fiori che sbocciano nella zona. E a proposito di colori, il primo fine settimana di ottobre si organizza ogni anno un festival per osservare i tanti uccelli europei che transitano da qui diretti verso l’Africa e i Paesi più caldi. Vila do Bispo vi darà l’impressione di essere un borgo di poca rilevanza, incastonato nella punta sud-ovest del Portogallo ma senza affaccio sul mare. Eppure, storicamente è stato centro economico e punto di riferimento per tutti i paesini costieri che lo circondano, e lo dimostra con un imponente faro e vari mulini a vento ora trasformati in alloggi ricercati.


SAGRES E IL SUO CABO


Ed eccoci ormai a quella che è stata la mia ultima tappa. Procedete verso sud per l’ultima volta, dapprima nella campagna e poi lungo un sentiero principalmente pianeggiante che vi metterà di fronte, quasi sin da subito, la vostra prossima meta: il Cabo de São Vicente. Seguite la costa lungo alte scogliere che a questo punto avrete imparato a conoscere bene, ma non avranno finito di stupirvi. La traccia diventerà ad un tratto più impegnativa, perché la sabbia e lo sterrato lasceranno il posto a rocce irregolari e appuntite sulle quali è difficile mantenere l’equilibrio, ma vorrà dire che ormai manca poco all’arrivo.



L’ultimo chilometro è su una strada asfaltata e trafficata, ma poco importa, ecco lì, in quella che si pensava essere la fine del mondo, il Cabo de São Vicente. Io l’ho visto tutto impacchettato a causa di lavori di ristrutturazione, ma vi auguro di essere più fortunati e di vederlo a lavori terminati, in tutto il suo splendore.

A dirla tutta, il Capo in sé non è nulla di eccitante: sovraffollato, inquinato, rumoroso. Ciò che mi commuove è pensare che da lì sono partite, o perlomeno transitate, le grandi spedizioni alla scoperta del mondo, verso un Oceano nero e misterioso dal quale non si sapeva se si sarebbe tornati vivi. E invece…quanto Mondo c’era ancora da scoprire!



Asciugata la lacrimuccia, è già ora di ripartire: a Cabo non ci sono alloggi ed è necessario portarsi fino a Sagres per passare la notte. La distanza tra Vila do Bispo e Sagres è di circa 20 km poco impegnativi (a parte quei maledetti sassi appuntiti dei quali vi ho parlato poco fa!), e una volta arrivati a Sagres avrete probabilmente voglia di fare una nuotata in una delle molte spiagge. Due parole su Sagres: ho letto articoli di autori innamorati di Sagres, che ne lodano il mood giovane e rilassato, per questo ho prenotato lì due notti. Non lo rifarei, francamente. Mi dispiace Sagres, ma ti ho trovata soporifera e triste, un mero dormitorio per surfisti. Spero tanto che voi possiate convincermi del contrario.



La mia Rota Vicentina è terminata, con più di 180 km ai piedi, una soddisfazione tanto grande da non riuscire a farcela stare nello zaino, la voglia di tornare al più presto, e - come cantava Jovanotti - le tasche piene di sab–, no forse non era così. Beh, le mie erano piene di sabbia, e lo sono ancora.


Da Sagres ho poi preso un bus fino a Lagos per trascorrere lì gli ultimi due giorni di vacanza prima di rientrare a Lisbona e volare verso Milano. Se ne avete modo, vi consiglio di fare lo stesso: Lagos è una città sì turistica ma assai affascinante, che potrete usare come punto di partenza per raggiungere ancora altre località del bell’Algarve.

Se nel vostro itinerario ci sono anche Salema e Luz, mi farebbe piacere sentire i vostri racconti!


A questo punto auguro a voi aspiranti camminatori un buon viaggio e spero che i miei consigli e la mia esperienza vi siano stati d’aiuto.

Salutatemi l’Oceano, ditegli che torno presto e, se vi va, scrivetemi i vostri commenti!



Link utili

  • Rotavicentina.com il sito ufficiale dell’Associazione Rota Vicentina, con aggiornamenti sul percorso e informazioni anche su eventi, strutture convenzionate etc.

  • Guida al Sentiero dei Pescatori di Terre di Mezzo Editore, utile da acquistare prima di partire.

  • Rede-expressos.pt il sito dei bus nazionali, prenotabili anche via app per muoversi tra le varie tappe e da/per gli aeroporti.

  • Il mio profilo Instagram, in cui tra le storie in evidenza trovare il racconto del cammino.


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