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  • Valentina Saracco

Andare a Chiaravalle in bici o a piedi, tra ciclabili, parchi e abbazie.

Aggiornamento: 3 giorni fa



Andare in bicicletta o a piedi a Chiaravalle è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita. Respirare la campagna in città, pedalare in sicurezza, riscoprire le periferie e conoscere una delle più belle abbazie lombarde.

Chiaravalle non è una parte di Milano conosciuta proprio proprio da tutti i milanesi, ma da me molto bene. Innanzitutto, dalla finestra della mia casa natale vedevo ogni giorno la “ciribiriciaccola”, separata solo da ettari di campi. E poi lì ci sono i miei nonni, no, non in villeggiatura purtroppo, ora riposano al Cimitero di Chiaravalle che, se vi piace il genere, merita comunque una visita. Mia nonna è nata e cresciuta tra i tra i campi di Rogoredo e mi ha sempre raccontato la sua infanzia nelle campagne tra Chiaravalle e la città, creando in me una memoria storica del tutto artefatta, ma molto poetica.

Cosa rende Chiaravalle così speciale? Se ci siete già stati sicuramente avrete notato che tutto direste, fuorché di essere a Milano. E infatti Chiaravalle è stato lungamente un comune autonomo, per quanto in età napoleonica fu brevemente annesso a Milano. E’ solo nel 1923 che il comune di Chiaravalle Milanese viene soppresso e annesso a Milano insieme ad altri dieci comuni, che sicuramente conoscerete (Affori, Baggio, Chiaravalle Milanese, Crescenzago, Gorla-Precotto, Greco Milanese, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino)


COME ARRIVARE A CHIARAVALLE IN BICI O A PIEDI


Da dove partire? Se venite da lontano, o volete andare a piedi, la stazione metro più vicina è quella di Rogoredo. [Sapevate che potete portare la bici in metropolitana? Qui trovate tutte le regole: Bici sui mezzi ATM, Azienda Trasporti Milanesi]

Se invece siete ciclisti navigati, la ciclabile in questione parte da Piazzale Lodi, e prosegue fino a Corvetto, anzi, volendo, se volete tagliare e arrivare più velocemente a Chiaravalle, vi basterà proseguire per il depuratore di Nosedo e il parco della Vettabbia. Ma noi questa la terremo come seconda tappa. Partiamo quindi dalla metropolitana di Rogoredo, lasciamocela alle spalle, e andiamo in direzione edifici Sky. Ben presto sulla destra vedrete un cartello che indica un percorso per biciclette.




IL BOSCHETTO DI ROGOREDO

Qui inizia quello che è conosciuto da tutti come “il boschetto dello spaccio” ossia il parco di Rogoredo. Bene, so che il nome non è particolarmente invitante, ma la realtà dei fatti è che il parchetto in questione è stato fortunatamente riqualificato e ripulito da tutti gli spacciatori. Quando ci sono passata io era abitato solo da coppiette di anziani con la mascherina. Certo, non è il parco più attrezzato della storia, non ci sono molte panchine, fontane, aree giochi o simili, ma è comunque una piacevole area verde.





Qui trovate alcune info sulla riqualificazione Boschetto di Rogoredo, la rinascita verde di un'area degradata (lascuoladeiquartieri.it)


IL PARCO DELLA VETTABBIA

Finito il parco, troverete un altro cartello che indica il parco della Vettabbia. Siete mai stati? Ne conoscevate l’esistenza? Anche qui non ci sono grandi strutture o facilities, ma è comunque un parco curato, con tanto di sentieri, mappe e anche, attenzione attenzione, un laghetto. Certo non è il lago di Como, ma in pandemia ci si accontenta facilmente.

Parco della Vettabbia - Comune di Milano





L’ABBAZIA DI CHIARAVALLE

Dopo poco la vediamo, la Ciribiriciaccola! Così viene chiamata la torre dell’Abbazia di Chiaravalle, in tutta la sua bellezza. Il motivo del nome si ritrova nella stemma della abbazia, che rappresenta una cicogna, in dialetto, ciribiriciaccola. Ancora oggi la zona è ampiamente abitata da questi animali.



Mio nonno da piccola mi diceva sempre questa filastrocca/scioglilingua:

« Sura del campanin de Ciaravall

gh’è una ciribiciaccola

con cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt

var pusse’e la ciribiciaccola che i soo cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt?

Quand i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt voeren ciciarà con la ciribiciaccola

la ciribiciaccola

l’è prunta a ciciarà con i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt

La ciribiciaccola la ciciara i ciribiciaccolitt ciciaren

ma la ciciarada de la ciribiciaccola l’è pusse’ lunga de quela de i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt ».



UN PO’ DI STORIA DI CHIARAVALLE

L’abbazia è stata fondata da San Bernardo di Clairvaux nel 1135, ed è ancora oggi uno tra i più importanti complessi monastici italiani, infatti Chiaravalle è ancora abitata da una comunità monastica cistercense e rimane un luogo dal forte valore spirituale (basti pensare che per la prima volta in vita mia ho visto delle persone in fila per una confessioni, di martedì pomeriggio!)

Quando la comunità monastica di Chiaravalle scelse questo luogo per la propria abbazia, la zona era ricchissima di acque che permisero di coltivare ampiamente l’area. I monaci hanno svolto un ruolo fondamentale per la bonifica e la riorganizzazione della zona e tutt’ora lavorano nei campi circostanti.



LA BOTTEGA e IL RISTORO DELL'ABBAZIA DI CHIARAVALLE

All’interno dell’abbazia potrete trovare un negozietto davvero grazioso con prodotti tipici del territorio e altri prodotti realizzati artigianalmente dai monaci (miele, birra, biscotti etc). Sempre qui troverete anche creme, candele, tisane e prodotti di bellezza totalmente naturali. Proprio davanti alla bottega si trova il ristoro (controllate sempre gli orari di apertura sul sito) in cui potete fermarvi in questa oasi di pace per riempirvi lo stomaco.




IL CHIOSTRO, IL CORO E GLI AFFRESCHI DELL'ABBAZIA DI CHIARAVALLE



Se venite a Chiaravalle ed entrate nell’abbazia, dopo esservi persi con il naso all’insù a guardare gli splendidi affreschi ed esservi fatti ammaliare dal magnifico coro in legno scuro, non potete proprio fare a meno di andare a visitare il chiostro (attenzione, ci si accede da una piccola porticina buia e non segnalata, cercatela bene).



Qui la vista sulla torre è splendida e l’atmosfera davvero mistica. Guardate bene tra le varie colonne, ce n’è una diversa dalle altre, non è bellissima?

Se volete saperne di più potete prenotare una visita guidata all’abbazia e scoprirne tutti i segreti. Sempre all’interno del complesso monastico si trova l’antico mulino, oggi sede di laboratori didattici e altri eventi formativi, visitabile solo durante gli eventi o in determinati giorni e orari, controllate sul sito per vedere quando è aperto.


Chiaravalle ha anche un suo "centro", certo, chiamarlo centro fa un po’ ridere, ci sono un bar e una drogheria in una piazzetta sonnolenta, però è bello respirare questa aria di paese, tra casette basse e colorate, pur essendo all’interno della grande metropoli. Un nuovo arrivo a Chiaravalle è il boutique hotel Borgo Nuovo Hotel Borgo Nuovo Milano Linate Airport Hotel (borgo-nuovo.it)

non oso immaginare quanto costi una notte qui, ma ha un delizioso bar/ristorante con tavoli all’aperto, lungo il canale e vista abbazia, che sicuramente merita una visita.



Bene, a Chiaravalle non c’è molto altro. Potete riprendete la via di casa e tornare verso il parco della Vettabbia. Questa volta, se volete, per fare un giro ad anello, potete tagliare all’altezza del depuratore e andare in direzione Corvetto, qui trovate una comoda ciclabile, che volendo vi riporta fino in piazzale Lodi. In bici è una piacevole passeggiata, che non porta via molto tempo, a piedi è sicuramente un po’ più impegnativa, ma assolutamente fattibile. Tutta in piano e nella natura. Da Rogoredo a Chiaravalle sono un paio di chilometri, a cui aggiungere sicuramente una manciata di centinaia di metri per le deviazioni



CURIOSITA' SU CHIARAVALLE



Ma lo sapete che il Grana Padano è nato qui? La storia narra che l’abbondante produzione di foraggio, che veniva usato per dar da mangiare agli animali della campagna, comportò un eccesso di produzione di latte. A quei tempi il latte andava bevuto lo stesso giorno in cui veniva munto, e questo avrebbe significato buttarne una grande quantità. I monaci così hanno inventato un sistema di conservazione: cuocere a lungo il latte, aggiungendo un po’ di caglio e poi salandolo. E così nacque il grana padano.


Non mi resta che augurarvi buona pedalata!





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